Rubina F. Guacci

Top Founder Executive

Rubina F. Guacci

Top Founder Executive

HAI TOCCATO IL FONDO...(Prima parte)

2019-07-26 09:46:29

Ad un certo punto della vita arriva la chiara sensazione di essere sul fondo di qualcosa. Un barile, un pozzo, a volte un oceano dove senti di essere talmente immerso nell’acqua da vedere solo buio intorno a te. Dove è tutto ti sembra così denso da impedirti di nuotare…di respirare.Ecco, è lì...

HAI TOCCATO IL FONDO...(Prima parte)

Ad un certo punto della vita arriva la chiara sensazione di essere sul fondo di qualcosa. Un barile, un pozzo, a volte un oceano dove senti di essere talmente immerso nell’acqua da vedere solo buio intorno a te. 

Dove è tutto ti sembra così denso da impedirti di nuotare…di respirare.


Ecco, è in quel punto esatto e in quel preciso momento che inizi a farti delle domande. 

Le stesse che hai accuratamente evitato di porti per molto tempo e che, con tutta probabilità sono quelle che ti avrebbero salvato dall'abisso in cui sei ora.


Se tu, sul fondo, al buio e pensi di essere da solo ma qualcosa ti dice che non è così. 

Hai sempre sentito una voce dentro di te,  talvolta sussurrava, talvolta si faceva sentire con più forza. 


Cos’era quella voce? La coscienza? L’anima? Follia?

Non lo sai, sai solo che c’è sempre stata e che spesso non l’hai ascoltata. E oggi, sai che non è andata via, è con te... anche ora che sei sul fondo. Immobile.


  • Chi sei?
  • Dimmelo tu.
  • Non lo so, sei sempre con me, mi capita spesso di sentirti...
  • Eppure non mi ascolti mai.
  • Già… ma come faccio ad ascoltarti? Io non ti conosco, non mi fido.
  • Invece io ti conosco benissimo. Ti conosco meglio di chiunque altro su questa terra.
  • Impossibile! Come fai a conoscermi così bene?
  • Semplice, io sono con te da sempre…ho vissuto insieme a te ogni istante della tua vita. Ho condiviso con te gioie, dolori. Vittorie, sconfitte. Io c’ero al tuo primo respiro, ho guardato insieme a te gli occhi pieni di lacrime di tua madre la prima volta che ti ha visto. Che ci ha visti. Ho pianto con te quando hai preso la tua prima sculacciata. Ho vissuto il tuo primo amore, la tua prima promozione sul lavoro. Il tuo primo lutto.  Io ci sono sempre…e da sempre.
  • Bene, quindi, visto che sai tutto di me, mi spieghi perché diavolo siamo qui ora?! Immersi nel buio, immobili, senza aria, senza forza per nuotare verso la superficie? Sei tu che mi hai portato qui?
  • Al contrario! Io non posso fare nulla che non sia tu stesso a dirmi di fare! Posso parlarti, consigliarti, talvolta guidarti ma sei tu che decidi di darmi retta o meno. E, fidati, se lo avessi fatto, non ti avrei mai portato in un posto del genere!
  • Vuoi dire che sono stato io ad arrivare fino a qui? Sono stato io a trascinarmi su questo fondale? Io mi sono lasciato andare fino alle profondità di questi abissi?
  • Si.
  • Ho paura.
  • Lo so.
  • Puoi aiutarmi?
  • Si ma solo se me lo permetti.
  • Ok, te lo permetto. Cosa devo fare?
  • Prima di tutto devi fidarti di me. 
  • Ok…e come faccio?
  • Tu di solito come fai a fidarti delle persone?
  • Boh, non saprei, di solito accade. Non subito, certo. Deve passare del tempo. Io stesso devo passare del tempo insieme a quella persona. Ci si conosce, si condividono momenti più o meno importanti, ci si fa delle domande…dopo un po’, con qualcuno accade. La fiducia arriva.
  • Beh, allora per noi non sarà così difficile, non credi? insieme abbiamo condiviso ogni cosa da quando sei nato, ne abbiamo parecchio di materiale su cui lavorare.
  • In effetti…eppure non so chi sei.
  • Perché non mi hai mai guardato davvero e, di conseguenza, non mi hai mai sentito davvero. C’è qualcosa che vorresti chiedermi?
  • Beh, sì. Prima di tutto perché sei qui? E perché ci sei sempre stato? Da dove vieni esattamente?
  • Caspita, sei partito proprio dalle domande più semplici eh? Bene, inizio subito dall’ultima così ci togliamo il pensiero e non ne parliamo più: non so da dove vengo esattamente. So certamente dove sono stato negli ultimi trentanove anni, questo sì. Ma non conosco le mie origini… o meglio, in realtà so esattamente come sono stato generato, ma di questo ne parleremo più avanti, non sei ancora pronto.
  • Ok…se lo dici tu…
  • Fidati. Poi, mi chiedi perché sono qui. Anche questa è una domanda che ha più risposte, diciamo che uno dei motivi per cui esisto è sicuramente proteggerti e guidarti verso la tua realizzazione su questo pianeta e in questa esistenza. Certo, quando me lo concedi. 
  • Tipo un Tom Tom, un navigatore?
  • Più o meno… diciamo che se tu mi avessi dato ascolto più spesso, avresti evitato di sbattere contro parecchi muri.
  • Beh, ma il dolore serve a crescere e a migliorare!
  • Certo, quando è necessario. Ma non è necessario soffrire tutta la vita per essere felici. Dalla sofferenza si deve imparare la lezione, dopo di che ci si deve concedere anche di essere felici. 
  • Vuoi dire che ho continuato a farmi male di proposito? anche quando non era necessario, quando non c’era nulla da imparare?
  • Si. Ma non sei mica un caso isolato. Molte persone sono cresciute con l’idea sbagliata che la vita sia sofferenza e sacrificio e che una volta raccolti i frutti della fatica e del dolore il ciclo si debba ripetere. Risultato: una vita fatta per l’80% di stenti e di un 20% di gioie. Ti sembra logico o giusto? Pensi sinceramente che lo scopo della vita sia questo? 
  • No, in effetti sembra un contro senso….
  • Bene, allora abbiamo molto di cui parlare, mettiti comodo. Ci metteremo un po’ a risalire in superficie…

 

 

TO BE CONTINUED…