Residenza e Reddito
Non pagare le tasse per i redditi esteri.
Spesso durante le consulenze che mi vengono richieste, mi viene domandato: “mio figlio si deve trasferire all’estero cosa devo fare? Ho sentito parlare dell’AIRE”.
Siccome ritengo che per effetto della globalizzazione, tale quesito possa riguardare molti, cercherò di fornire una sintetica guida indicando la procedura che occorrerà seguire, al fine di evitare spiacevoli conseguenze con il nostro fisco, sempre molto attento a chi commette errori.
Innanzitutto è bene ricordare che il nostro sistema tributario poggia sulla nozione della residenza fiscale. In base a tale principio, ai fini delle imposte, si considerano residenti tutte le persone che per la maggior parte del periodo di imposta, sono iscritte nell’anagrafe della popolazione residente o hanno nel territorio dello Stato Italiano il domicilio o la residenza anagrafica.
Vi faccio un esempio, se vostro figlio lavora a Londra e in italia non possiede nulla, spesso si è propensi a pensare che in Italia non dovrà fare nessuna dichiarazione. Purtroppo però non è così, infatti, dopo qualche anno arriva una bella comunicazione da parte dell’A.E con relative sanzioni e interessi.
Questo accade perché nel nostro paese vige il principio di attrazione dei redditi ovunque essi siano prodotti, il che impone ai soggetti che risiedono in Italia, ma che hanno redditi esteri, di presentare comunque la dichiarazione dei redditi. Cosa fare per evitarlo? Occorre trasferire la residenza all’estero, e se per motivi di lavoro il trasferimenti è per un periodo superiore a 12 mesi scatterà l’obbligo di iscrizione all’AIRE (Anagrafe degli Italiani Residenti all’estero).
Quindi per evitare di dover pagare le tasse in Italia per i redditi prodotti all’estero sarà necessario:
1- iscriversi all’AIRE;
2-cancellarsi dall’anagrafe della popolazione residente e per trascorrere un periodo non inferiore a 183 giorni, anche non consecutivi, all’estero.