Riccardo Polverosi

Storia & Antichità

Rivoluzione schivata

2019-11-22 01:30:52

Nel secondo dopoguerra a qualcuno non andava proprio giù il nuovo assetto dell'Italia...

Dal 1943 al 1945 in Italia si combatté una feroce guerra civile: da una parte i fascisti e i loro alleati tedeschi, dall'altra tutti gli antifascisti (monarchici, liberali, socialisti e comunisti) e le truppe anglo-americane. 

In particolare la presenza dei comunisti al fianco degli altri è dovuta alla cosiddetta Svolta di Salerno: il leader Palmiro Togliatti aveva ricevuto ordini da Stalin in persona di combattere assieme agli altri contro i nazi-fascisti.


Dopo la liberazione del Nord Italia e la resa della Germania nel 1945, la situazione italiana rimase molto critica sotto vari aspetti:

- il paese era distrutto dalla guerra

- il cibo era razionato e il mercato nero dominava

- lo Stato era messo male, c'erano contrasti all'interno del CLN e l'autorità pubblica era assente in molte zone

- si era aperta una lunga stagione di regolamenti di conti nel Centro-Nord che fece migliaia di morti senza che qualcuno riuscisse a bloccare lo spargimento di sangue

- infine c'era tensione tra i militari Alleati e le bande di partigiani comunisti, i quali facevano capo a uno dei partiti più "forti" della Resistenza e non avevano consegnato le armi quando invitati a farlo, a differenza degli altri schieramenti


Finita ufficialmente la guerra, il paese cercò di risollevarsi ma sorse un grosso problema: in seguito all'amnistia generale concessa da Togliatti in quanto Ministro della Giustizia, migliaia di partigiani insorsero. 


In Piemonte in particolare un numeroso gruppo di ex combattenti rossi ripresero le armi nascoste alla fine della guerra e si mise a discutere su come si sentivano "traditi" dalla leadership del PCI, che invece di fare la rivoluzione proletaria si era associato agli altri partiti nel nuovo governo post-fascista. 

Temendo seriamente un'insurrezione generale in tutto il Nord, Togliatti dovette spedire in tutta fretta il vice presidente del Consiglio, il socialista Pietro Nenni (amico di Mussolini prima che inventasse il fascismo) a trattare con gli insorti e convincerli a smobilitare. Per fortuna Nenni ebbe successo e l'insurrezione non ebbe luogo.


Ma la paura di un'insurrezione totale dei comunisti si ripresentò alle elezioni del 1948: nel momento in cui fu chiaro che la Democrazia Cristiana (supportata da massicci aiuti USA) aveva vinto, migliaia di comunisti in tutto il paese entrarono in agitazione e più di qualcuno pensò di tirare fuori di nuovo l'artiglieria. Ma anche quella volta la rivoluzione comunista non ci fu, perché Togliatti accettò la batosta del suo partito e ciò che ne seguì.


L'ultima volta che si temette seriamente un'insurrezione fu quando Togliatti stesso fu vittima di un attentato a Roma: dall'ospedale, il capo comunista ordinò a tutti i suoi giannizzeri di "non fare pazzie", dato che si rischiava una seconda guerra civile. Alla fine si salvò e la situazione in Italia si placò definitivamente.


La causa di tanta rabbia nei comunisti di fronte all'apparente arrendevolezza del loro capo sta nel fatto che apparentemente tutti (eccetto i dirigenti del partito) ignoravano due cose fondamentali:


- in base agli accordi di tra gli Alleati l'Italia sarebbe finita sotto l'influenza americana, perciò gli anglo-americani non avrebbero mai permesso ai comunisti di insorgere (avevano ancora migliaia di truppe armate in tutta la penisola) né tanto meno di andare al governo


- Stalin in persona aveva negato categoricamente al PCI qualunque supporto a un'eventuale rivoluzione comunista e anzi aveva ordinato a Togliatti di collaborare con i suoi rivali politici, rispettando la democrazia


Da tutto questo si evince che gli anni tra il '45 e il '48 furono apparentemente decisivi per la storia dell'Italia, dall'altra parte però è altrettanto evidente che il futuro era già stato tracciato, anche se molti ovviamente non lo sapevano...


Fonte: HistoRick