Piero Mazza

Top Founder Junior

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Chiamami come vuoi: libro o dialogo col lettore?

2019-04-07 17:12:06

questo libro parla la lingua del lettore ed è il lettore stesso che lo scrive, attraverso le sue esperienze. Una moltitudine di esperienze. Pone domande, cerca risposte, resiste al cambiamento poichè è troppo radicale il proprio essere ma...anche il proprio essere non ne può più di vivere ciò che...

...da domani, inizia la storia

"9 personaggi e 9 giorni. Ognuno di loro è il protagonista di una storia. Altri entreranno e alcuni usciranno, esattamente come capita nella nostra vita. Per Carlo è stato il lavoro; per Francesca l'amore che presupponeva anche tutti i progetti futuri. Per Paolo, la vita. Per Marco un intero giro di boa e per Nicola? Ed è molto probabile che in questo libro ci sia anche Tu. Questo libro è in cerca della terza edizione. Ne abbiamo fatto una piece teatrale e chissà? Per il momento, il mio progetto è di mettere qualche pagina ogni giorno e quindi...a domani"

il protagonista: lui o tutti noi?

Io sono Carlo Lentini e nei primi mesi del 2003 attraverso una serie infinita di coincidenze e fatti strani, ho conosciuto un uomo, autore di un “libro magico“, che mi ha cambiato la vita. È certamente un tipo particolare come lo è stato il modo in cui ci siamo incontrati, ma è meglio che vi racconti quanto è successo con ordine. Tuttora, quando penso agli eventi che ho vissuto, mi perdo in una sorta di caos temporale che, se non avessi annotato date e riferimenti con puntualità e dovizia di particolari, potrei dubitare che ciò che vi sto per raccontare possa essere accaduto 20 anni fa come appena 3 giorni addietro.

quel giorno... l’undici marzo del 2003

Ho 32 anni, vivo a Roma dalla nascita e al momento, faccio il regista, anche se è un’attività che svolgo di rado...


... La mia vita è un casino, vivo di corsa, mangio di corsa, amo di corsa … e anche dire amo, mi pare un po’ esagerato, ma la mia storia con Francesca è proprio quella che si  può definire una storia senza storia.

Francesca: quando un'esperienza ci segna...

Francesca è una brava ragazza, come tante. È a metà fra il timido e il riservato, mora e coi capelli lunghi alle spalle spesso raccolti, ha una bellezza latina caratterizzata dalla carnagione olivastra, coi tratti del viso costantemente tirati per il modo con cui affronta la vita. Ha un anno più di me, e per quanto riguarda l’amore, non ha mai avuto relazioni facili: quando ci siamo conosciuti non ci siamo attratti immediatamente per qualcosa in particolare, ma ci siamo incuriositi l’uno dell’altro. Era come se qualcosa dell’altro non ci tornasse, ci muovevamo entrambi con un comportamento che pareva opposto al modo di pensare o di essere, sembrando l’apoteosi dell’incongruenza, e questo ci ha stimolati a vederci ancora e poi, giorno dopo giorno, ci siamo ritrovati insieme, compagni di nessun progetto. Oggi fra noi, c’è una confidenza quasi fraterna, un rapporto speciale che però non si può chiamare amore....

...

... E lei? Quando ci siamo conosciuti, arrivava da una relazione che durava da 10 anni. In quel tempo lavorava nel negozio di pelletteria dei genitori del suo fidanzato, già definiti i futuri suoceri. Una sera lui dovette andarsene prima della chiusura per un impegno urgente. Si ripromisero di vedersi dopo cena e lui, come usava fare, schizzò via in moto per fare più in fretta. A quell’appuntamento lui non arrivò mai. E perso lui, si era ritrovata poco dopo anche senza lavoro: in quella tragedia, lei perse tutto. Credo che tutti i progetti per la sua vita futura siano finiti con lui e per me andava bene così: solamente in quelle condizioni eravamo fatti l’uno per l’altro...

...

...Ognuno di noi è impegnato in qualcos’altro: per me, una corsa continua alla ricerca di opportunità per un prossimo film, letture di canovacci che mi arrivano per mail e qualche sceneggiatura di tanto in tanto, oltre a sporadici appuntamenti con gli autori dei lavori più interessanti.

In questa corsa quotidiana non siamo soli, ci teniamo compagnia e nel momento in cui ognuno dei due vive una sosta, può contare sulla presenza dell’altro, con una cena o una semplice pacca sulla spalla ad incoraggiare la buona riuscita degli impegni dell’altro.  

Anche i protagonisti lavorano

Ho tre film all’attivo. 

Bambini alla deriva”, “Nebbia da ovest” e “Scasso perverso”. 

I primi due sono storie noir un po’ caotiche, con ritmi pulp incalzanti che ...

Il terzo invece, è l’ultimo lavoro uscito poco più di un anno fa, è un poliziesco essenziale e dai toni cupi, talmente essenziale da essere stato definito dalla critica scarno, reso intrigante dall’aggiunta di parecchio eros e da qualche scena oltre il limite. A differenza degli altri, questo ha seguito il circuito inverso poiché ha resistito in sala meno del previsto...

...Per me tutti i mestieri sono uguali, ma penso che sarebbe bello poter fare quello che a uno piace e quello che sento più mio oggi e che mi fa sognare ogni qualvolta creo le scene e le inquadrature è questo. Mi piace, mi stimola e se, fantasticando, immagino uno schermo davanti ai miei occhi, io lo vedo il mio film, solo che non ho ancora trovato la storia giusta. 

Spesso faccio un sogno, sempre lo stesso, a volte arricchito di qualche particolare in più e proprio questo mi dà la certezza, che là, da qualche parte, c’è la mia occasione, me lo sento e so che non sbaglio...

Gli amici non possono mancare

Beh, come dicevo, avevo preso accordi con Marco Cammarere, ex tossicodipendente napoletano, importato nel milanese dalla nascita per esigenze lavorative del padre. Lui è ad oggi il mio fornitore ufficiale dei manoscritti cinematografici, o per usare un suo slang, il mio spacciatore ufficiale delle tre sceneggiature “fortunate”. La sua esperienza sulla strada, fra droga, spaccio e micro delinquenza, e la doppia vita in casa, buono, disponibile e culturalmente “applicato”, hanno fatto di lui quell’uomo pulp generatore di una visione depressa e catastrofica, ma altrettanto carica di speranza presente in entrambe le mie pellicole. 

I suoi genitori non avrebbero mai saputo nulla del suo lato “oscuro” se non fosse stato per uno spiacevole e assurdo incidente che, per la gravità delle conseguenze divenne, da un giorno all’altro, di pubblico dominio attraverso tutti i media nazionali. Ebbe addirittura un titolo, anche se scarno, sulla stampa tedesca e inglese...

...Purtroppo per lui, in questi anni di notevole aumento di affluenza di popolazione extracomunitaria, un gruppo di nordafricani aveva visto in quel circondario un potenziale aumento delle attività illecite e ha voluto prendersi la sua zona con una azione intimidatoria: un vero e proprio raid. Marco e i suoi compagni di lavoro nonché grandi amici di infanzia, Paolo e Nicola, una sera furono accerchiati e pestati a sangue. La velocità di azione e soprattutto il rapporto numerico, non furono certo a loro favore: venti energumeni armati di spranghe e catene con un piano ben preciso contro tre ragazzi distratti, che in quel momento stavano dividendosi un panino, mentre parlavano dei fatti del mondo; pochi minuti ed era già tutto finito, ma purtroppo questa è la vita. In quell’impresa ci scappò soltanto un morto, nonostante tutti e tre abbiano rischiato la pelle: Paolo detto il Cerchio, un soprannome che ho sempre pensato legato alla sua circonferenza, almeno dalle poche foto che avevo visto di lui che lo ritraevano notevolmente robusto abbracciato a Marco, anche se lui lo ricorda come un perfezionista, pignolo, alla costante ricerca di una soluzione a tutto e per tutti, e per la ripetizione logorroica inserita in qualsiasi contesto, del “bisogna far quadrare il cerchio”.

Un altro che è andato molto vicino a morire è stato Nicola, Nico per gli amici, che dall’incidente è rimasto in coma 4 giorni. Io non lo conoscevo prima di quell’evento, lo vidi una sola volta di sfuggita, quando Marco uscì dall’ospedale. Guardava molto spesso il vuoto, parlava poco e poco a segno, Marco in quell’occasione mi disse che era diventato uno spirito zen: poche parole ma con un grande significato. A volte esordiva persino con citazioni tratte dalle Scritture, usando sintesi che ti inducono a riflettere o a cercare risposte altrove. Ricordo che quando me lo presentò, quella prima volta, mentre lo guardavo negli occhi stringendogli la mano, lui mi fissava sulla parte destra del viso come fosse attratto da qualcosa di curioso...Col tempo ci ho fatto l’abitudine: lui vede così, semplicemente fuori fuoco.

Invece a Marco andò un po’ meglio se così si può dire, è stato ricucito molto bene anche se i segni si vedono tutti: sedici interventi di ricucitura esterna e sei mesi in rianimazione per riassorbire gli ematomi e tutti i danni causati agli organi interni. Successivamente a quei fatti, fece inevitabilmente un accordo con la sua famiglia e da allora ...

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