Intervista a Daniele Marinelli

2021-06-07 09:31:41

CEO Dtsocialize LTD Del Brend Ushare.marketing e creatore del circuito DtCircle non che realizzatore della prima banca al mondo che può tockenizzare DtCirc

Potresti raccontarci come un commercialista diventa imprenditore e come mai proprio in questo settore che in un certo senso è un po’ antagonista all’economia tradizionale? Sono sempre stato un commercialista un po’ fuori dalle righe: non ho mai dedicato molta attenzione agli aspetti ordinari legati a contabilità e fiscalità, perché nel corso degli anni avevo creato uno studio composto da una serie di persone che seguivano quella parte, mentre io affiancavo gli imprenditori nel decidere e valutare se le idee che avevano potessero funzionare. A un certo punto quel ruolo ha iniziato ad annoiarmi, nel senso che mi ritrovavo a passare ore del mio tempo nel consigliare agli altri come gestire e fare la loro impresa. Mentre ero ancora in attività come commercialista mi sono divertito a partecipare ad alcune imprese, e ne ricordo due in particolare molto interessanti. La prima era una partecipazione con una piccola azienda (anni ’90) che in Italia fu una delle prime a realizzare un sito di dating. Da lì mi sono appassionato al mondo dell’informatica e ho partecipato per alcuni anni con una società che faceva Penetration Test Security, ovvero un’azienda che si occupava di fare sicurezza informatica per enti anche di pubblica amministrazione, concentrata nel tutelare la privacy degli utenti dagli attacchi hacker. A quel punto il passo è stato breve, perché volevo fare qualcosa di mio ed ero molto affascinato dal mondo della tecnologia, quindi mi sono incuriosito e avvicinato al mondo tecnologico. Attorno al 2010/2011 si iniziava a parlare di Bitcoin in Italia e io volevo assolutamente capirne di più. Sin da subito mi è piaciuta l’idea di poter creare, da un codice informatico, una valuta complementare a quella ordinaria. Tuttavia da subito ho notato una contrapposizione tra la logica che aveva portato a questa idea eccezionale come quella del Bitcoin, con l’utilizzo che veniva fatto di questa stessa valuta. Trovo ancora oggi poco intelligente che la gente tolga i soldi dalla banca per metterli nei Bitcoin, per poter fare più soldi da rimettere in banca! Partendo da qui mi sono dedicato all’idea di creare un’economia complementare.

È nato quindi DT Coin e ad incuriosire è anche il logo riportante un diamante. Ci vuoi spiegare come è nato? Quando ancora l’idea di DTCoin era in fase di realizzazione, cercavamo di coinvolgere alcune persone a dare fiducia alla nostra idea, ma non sapevo se le cose sarebbero andate bene oppure no, quindi cercavo di trovare una forma di garanzia per chi, all’epoca, sceglieva di puntare su di noi con tutto ancora da realizzare.  Avevo una relazione importante con un’azienda che trattava diamanti direttamente con un famosissimo brand, quindi riuscivo ad avere diamanti certificati ad un prezzo molto più vantaggioso rispetto al prezzo di mercato. Da qui è nato il mio ragionamento: se arrivava una persona che voleva acquistare dei DTCoin nel momento in cui erano solo una idea, io prendevo una parte di quei soldi e compravo diamanti, che io prendevo scontati, ma che valevano la somma relativa all’acquisto effettuato dalla persona; quindi questo era una sorta di paracadute se le cose fossero andate male, perchè avrei potuto garantire ai membri di poter dare loro diamanti certificati per pari valore.

Esistono oltre 2000 cripto valute, ma DTCoin è andato oltre, perché ha costruito un vero ecosistema. Come è nato tutto questo? E come si differenzia DTCoin rispetto a tutte le altre valute/monete? Io non ho mai concepito l’utilizzo delle cripto valute come strumento speculativo, quindi  ho sempre cercato di trovare una chiave che potesse creare l’utilizzo della moneta digitale in un’economia circolare (da lì il nome DTCircle). Volevo creare qualcosa che fosse un asset totalmente esterno alla fiducia del mercato: il Bitcoin oggi ha valore perché da qualche parte del mondo c’è chi è disposto a pagare cifre per comprarlo, ma se domani uscisse una moneta più bella, più sicura, più performante e il mercato spostasse la sua fiducia verso quella nuova moneta, tendenzialmente il valore del Bitcoin potrebbe scendere a zero perché non c’è nessun asset che supporti il valore che ha oggi. Ecco perché ho cercato di concepire qualcosa che fosse un agente esterno alla fiducia del mercato e ho trovato la chiave di lettura proprio nei Big Data, perché ci sono sempre compagnie che avranno bisogno dei dati delle persone per le loro promozioni commerciali, quindi obbligando quelle compagnie a pagare i dati in DTCoin, si fa sì che coloro che intendono acquisire dati comprino prima dei  DTCoin che poi useranno per pagare i suddetti dati. Così facendo accade che si presenta una forzatura che porta i soggetti esterni a comprare DTCoin, indipendentemente dalla fiducia che la gente ha nei DTCoin, cosa che ben si sposa anche con le logiche del Forced Market Cap che è una nostra idea ancora poco apprezzata, perché poco conosciuta. Tutto ciò che sono tecnologie o strumenti utili a generare e valorizzare Big Data ben vengano ed è proprio qui che nasce l’idea del Circle. Perché il mercato dei Big Data? Io credo che ci sia una grande male-interpretazione del mercato dei Big Data, perché le maggiori testate economiste definiscono i Big Data come il nuovo petrolio, ma io credo che sia quanto di più sbagliato possa essere, perché il petrolio è una risorsa finita, mentre i Big Data sono una risorsa che non tende a finire, bensì ad aumentare poiché ogni giorno la gente naviga nel web rilasciando nuove informazioni su usi, abitudini e consumi.

Da DT Circle si passa al Token. Tante ICO (Iinitial Coin Offering) hanno avuto un epilogo che gli ha fatto perdere tantissimo valore in poco tempo, non appena andavano sul mercato. Come fa il Token DT Circle ad essere in controtendenza in questo? Rispondo con una domanda: se tu hai un immobile di prestigio, che tu puoi affittare prendendo una rendita mensile, sei più portato a tenerlo o a venderlo? A tenerlo, giusto? Ecco, questa è la logica DT Circle.

Ci spieghi nel dettaglio cos’è il Token? Il Token è la rappresentazione digitale di un bene. È come se prendessimo un bene e lo frazionassimo in tanti piccoli mattoncini e il Token rappresenta una piccola parte proprio di quel bene. Avere un Token significa avere una porzioncina di quel bene sul quale punti ad avere dei benefici. La maggior parte delle ICO puntavano a una prima valorizzazione del Token per poi portare tutto sul mercato pubblico e lì spesso erano soggette ad un forte decrescita di valore. Noi puntiamo su un concetto un po’ diverso: se è vero che quel Token contribuisce alla elaborazione dei dati e per questo maturerà una commissione dalla generazione di dati all’interno di quel sistema, è più probabile che chi li possiede sia portato a tenerlo in tasca perché comunque ha una fee, piuttosto che a venderlo. Di conseguenza dovrebbe esserci una leva di vantaggio rispetto a chi lo tiene in holding o lo vende. In teoria andando ad incrementare la popolazione del DTCircle e quindi la popolarità dei dati che vengono generati, il valore dovrebbe tendere sempre a salire.

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