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Digitalizzare l'impresa nel 2025: manuale di sopravvivenza per chi è ancora in analogico
Siamo nel 2025. E c'è ancora qualcuno — e non sto parlando di vostro nonno, ma di aziende strutturate, con decine di dipendenti — che gestisce l'inventario su Excel, manda i preventivi via fax (sì, ancora il fax, anche se in alcuni ambiti è davvero utile e si è evoluto anche lui) e considera 'digitale' il fatto di avere una pagina Facebook aggiornata l'ultima volta nel 2019
Non è un giudizio. è una fotografia. Impietosa, ma reale.
E ora quella fotografia ha un nome ufficiale: il Digital Decade Country Report 2025, pubblicato dalla Commissione Europea a giugno 2025. L'Italia è dentro. E i numeri sono, diciamo, articolati.
Alcune cose sono migliorate davvero. Altre fanno ancora male. Andiamo a vederle insieme, senza filtri.
I numeri che non vi hanno raccontato (quelli buoni)
Partiamo dalla notizia positiva, perché ci vuole onestà: l'Italia ha fatto progressi reali in alcune aree.
Ignorarli sarebbe scorretto.
Sul fronte infrastrutturale, la copertura FTTP — ovvero la fibra ottica fino a casa — ha raggiunto il 70,7%, allineandosi alla media europea. Non è poco, considerando da dove siamo partiti.
Sul fronte dei servizi pubblici digitali, è in corso il roll-out dell'IT-Wallet, il portafoglio digitale italiano che aprirà la strada all'implementazione dell'EU Digital Identity Wallet (il progetto europeo EUDI di cui ho già parlato in questo blog). I primi pilot sono stati resi disponibili al pubblico.
E poi c'è una sorpresa: l'Italia occupa una posizione di leadership europea nelle tecnologie strategiche come il quantum computing e i semiconduttori. Un settore dove non ce lo aspettavamo, ma ci siamo.
I numeri che invece fanno male
Ora la parte difficile. Perché il report non è tutto rose e quantum computing.
Tre numeri meritano un approfondimento separato, perché sono quelli che dicono di più.
L'8,2%: il dato che dovrebbe tenerci svegli la notte
Solo 8 imprese italiane su 100 hanno adottato l'intelligenza artificiale. Ottantadue su cento no.
La Commissione Europea nella sua raccomandazione all'Italia è esplicita:
'Intensificare gli sforzi per acquisire una posizione di leadership nell'IA, sfruttando anche i centri di competenza esistenti nel settore del supercalcolo.' Tradotto dal burocratese: siete indietro, muovetevi.
La cosa paradossale? L'Italia ha le infrastrutture di calcolo. Ha il Leonardo, uno dei supercomputer più potenti d'Europa, a Bologna. Ha centri di ricerca di eccellenza. Ha università competitive a livello internazionale.
Ma l'IA resta fuori dalle imprese.
Come se aveste comprato una Ferrari e la usaste per andare a fare la spesa una volta al mese.
Il 45,8%: quando la metà del Paese non ha le chiavi del futuro
Meno della metà degli italiani ha competenze digitali di base. Non stiamo parlando di coding o machine learning: stiamo parlando di cose come usare email, compilare un modulo online, fare una videochiamata.
Il report segnala che il problema colpisce soprattutto le persone con livelli di istruzione più bassi. Ma aggiunge qualcosa che sorprende: anche i giovani mostrano gap significativi.
Il paradosso generazionale I nativi digitali non sono automaticamente competenti digitali.
Saper usare TikTok non equivale a saper leggere un contratto digitale, valutare una fonte online, o proteggere i propri dati. La fluidità con i social è cosa diversa dalla competenza digitale strutturata. E il report 2025 lo conferma con i numeri.
Solo 9 unicorni: il problema del sistema-impresa
L'Italia è la terza economia manifatturiera europea, la settima potenza economica mondiale. Eppure ha solo 9 unicorni tecnologici — startup che hanno raggiunto una valutazione di oltre un miliardo di dollari.
Per confronto: il Regno Unito ne ha oltre 150. La Germania una settantina. La Francia più di quaranta. Noi: nove.
La Commissione è chiara anche qui: l'ecosistema startup italiano 'non riflette le dimensioni dell'economia italiana'. C'è talento. Ci sono le università. Ci sono i soldi pubblici. Ma la catena che va dalla ricerca accademica all'impresa tecnologica scalabile si spezza da qualche parte nel mezzo.
Ma cosa significa tutto questo per la vostra impresa?
Potrei fermarmi ai numeri. Sarebbe più comodo. Invece preferisco fare quello che faccio sempre: arrivare al punto pratico.
Questi dati non sono una condanna. Sono una mappa. E le mappe servono a capire dove sei — non per deprimersi, ma per decidere dove andare.
Se la vostra azienda è in quel 91,8% che non ha ancora adottato l'IA, la domanda non è 'quando devo farlo per forza'. La domanda è: quale problema specifico potrebbe risolvere per voi? Non l'IA in astratto. Non ChatGPT perché lo usa anche il collega. Un'applicazione concreta, misurabile, tua.
Se siete in quell'87% di PMI che non ha ancora raggiunto un livello adeguato di intensità digitale — beh, avete ancora margine enorme. E i 46,8 miliardi di euro del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza destinati alla trasformazione digitale esistono anche per voi.
Purché qualcuno vi aiuti a navigare la burocrazia per accedervi, ma questo sarà tema per un altro articolo.
La luce in fondo al tunnel (che non è un treno)
Il 73% dei cittadini italiani, secondo l'Eurobarometro speciale allegato al report, ritiene che la digitalizzazione dei servizi pubblici e privati stia rendendo la loro vita più facile. Non lo dice Bruxelles: lo dicono le persone.
C'è quindi una domanda reale, una percezione positiva, una volontà di cambiamento. Mancano ancora gli strumenti, la formazione, e in molti casi la spinta organizzativa.
Come direbbe il vecchio Sherlock Holmes — che con i dati ci sapeva fare ben prima che diventasse di moda — 'è un errore capitale teorizzare prima di avere i dati'. I dati ora li abbiamo. Il momento di teorizzare cosa fare è finito. È il momento di agire.
Il report della Commissione Europea non è una bocciatura. È un esame con i risultati mostrati. Sta a noi — imprenditori, manager, professionisti, cittadini — decidere cosa farne.
DOMANDA DELLA SETTIMANA
Qual è il processo più anacronistico della vostra azienda o del vostro lavoro? Quella cosa che fate ancora 'come si è sempre fatto' e che vi fa perdere ore ogni settimana? Scrivetemi: i numeri del 2025 ci dicono che non siete soli — ma anche che è ora di cambiare.