1989 VENEZIA .terza parte-
Appunti di un macchina su quel dolce inganno che è il cinema...
Ogni giorno il dolce inganno si componeva d’una sua tessera, la pellicola scorreva diligentemente trasportata dalle dentate ruote della mitica Arriflex ammucchiandosi in sigillate pizze metalliche che non avrebbero visto più altra luce che quella plasmata da Rodriquez, operatore e direttore delle luci. Ma, per le strette e solitarie calli s’andava affacciando un ben altro carnale evento con le sue mute maschere di sfarzosi velluti e setosi damaschi.
Erano perle e pietre e piume di struzzo che ben volentieri si concedevano allo sguardo indiscreto della mia Minolta. Un’altra venezia ancora che d’un tratto appariva da dietro un colonnato. La furtiva grana dello sguardo lungo i misteri d’una rigida maschera ingemmata che ricoprendo interamente il volto pareva vegliare su languenti sogni d’amori infedeli. In un bar l’immobile pallore d’un Pierrot, simile ad altri e diverso ch’a Venezia anche la solitudine s’ammanta di romantico splendore.
Tra gallerie di colonne dagli svariati archi gettanti e rampanti, volte e marmoree foglie d’acanto, antichi volti truccati che paiono usciti da un quadro di Giogione nell’umido scendere di sera. Altre anime ignote poggiano il loro profilo nel fine traforo di pietra con l’attitudine di viventi sfingi tra strette penombre come nell’accecante fulgore di San Marco.
Ogni qualvolta che quell’umana pelle delle cose che taluni chiamano banalmente cinema mette assieme la variegata truppa che tenterà d’entrare in diretta competizione con la divinità, ognuno di noi è consapevole che quel dolce inganno avrà un termine. Eppue, eppure quel giorno pare arrivare all’improvviso come fosse inaspettato. Così catturo quell’anime carnasciali una ad una mano a mano che si manifestano come colorati bagliori di screziati colori consegnandole ad una sorta d’anonima immortalità che, battuto l’ultimo ciack in quellp’incantato teatro di posa , aperto panorama su un mondo perduto il nostro tempo era scorso fluendo giorno a giorno nella lunga teoria d’accatastate pizze che, a Roma, in sala di montaggio attendevano di farsi aperto occhio sul mondo.
Continua...