Massimiliano Franchetto

Le notti di Salem, una recensione alternativa

2019-12-08 09:45:54

Una mia personale interpretazione del classico di Stephen King.

Le notti di Salem, la letteratura ci salverà


Salem's Lot è un'immaginaria cittadina del Maine caratterizzata dall'inquietante presenza di casa Marsten, una villa abbandonata già teatro di un fatto di sangue negli anni del Proibizionismo. La sua piatta tranquillità provinciale viene improvvisamente turbata dall'arrivo di due misteriosi antiquari e da una strana scia di morti misteriose. Contestualmente vi giunge anche Ben Mears, un giovane scrittore originario di Salem's Lot, che torna deciso a fare i conti con gli incubi della sua infanzia e con la tragica morte della moglie. Nel giro di pochi giorni, Ben e gli altri protagonisti si renderanno conto di dover fare i conti con una vera e propria epidemia di vampirismo, di fronte alla quale dovranno tirare fuori, oltre al coraggio,  tutta la loro conoscenza sull'argomento, acquisita grazie ai classici della letteratura gotica e del cinema horror.

"Le notti di Salem" rappresenta una vera e propria svolta nel panorama delle storie sui succhiatori di sangue. Se Richard Matheson, con "io sono Leggenda", ha sfruttato questa classica figura del folklore est europeo per dare una lettura critica e sottilmente satirica delle ansie e della paure che attenagliavano la società americane durante la Guerra Fredda, King ritorna agli stereotipi del genere,filtrandoli però con il suo occhio particolare. In questo romanzo il vampiro perde le connotazioni sottilmente sessuali che lo caratterizzavano nei classici dell'800, diventando una figura esplicitamente luciferina: il misterioso Barlow,  che arriva in paese in una cassa, preceduto dal suo servitore ed apparentemente socio in affari Straker, non si presenta nei panni di un raffinato seduttore come il conte Dracula, pronto a creare turbamenti ai personaggi femminili di un contesto sociale fortemente misogino, né come un manipolatore psicologico  quale il Lord Ruthven di Polidori o la straordinaria Carmilla di Le Fanu, la perfetta sintesi di tutte le sfaccettature del vampiro letterario, alla quale si aggiunge l'omosessualità. Barlow appare piuttosto come una via di mezzo tra un generale ed una sorta di sommo sacerdote al servizio delle più oscure forze infernali, deciso a combattere la sua battaglia per asservire completamete il genere umano, in ottemperanza al patto faustiano che sta alla base della sua condizione. Il ritratto che ne emerge è quello di un essere la cui sete di  sangue va a braccetto con quella di potere. Di fronte a tutto ciò, King spinge i suoi antieroi a reagire seguendo uno schema classico: nasce spontaneamente una sorta di "comitato d'emergenza" formato da individui di grande spessore culturale (uno scrittore, un sacerdote in crisi,  un professore di letteratura esplicitamente paragonato a Van Helsing ed un ragazzino che potremmo definire un Nerd ante litteram), che, proprio grazie alle risorse fonite dai classici del genere, loro costante punto di riferimento durante tutto lo svolgersi della trama, mette da parte il proprio scetticismo e passa all'azione. Tutto ciò con un estro narrativo che sembra atrtingere agli stereotipi sui vampiri con il solo scopo di rendervi omaggio, facendo sì che il romanzo divenga un vero e proprio "atto d'amore" per la Letteratura, l'arma che permetterà ai protagonisti di lottare contro i non-morti.

Perché questa non è più l'America sonnacchiosa e provinciale di Eisenhower, dove impreavano conformismo e consumismo nella paura della Bomba, quell'America che Matheson mette alla berlina in "Io sono Leggenda", dove nel finale il protagonista subisce un processo ed una condanna per il solo  fatto di essere rimasto "L'ultimo uomo sulla Terra". Quella di Stephen King è la tormentata America degli anni Settanta, che tenta di fare i conti con sé stessa mettendosi alle spalle il Vietnam ed il Watergate: un paese che si scopre pieno di tensioni interne, alle prese con una situazione economica tutt'altro che rosea e nel quale si palesano disfunzionalità ipocritamente nascoste fino a vent'anni prima. Non è un caso che nello stesso periodo abbia avuto la sua stagione d'oro il cosiddetto "New Horror" che, più o meno inconsapevolmente, veicolava forti messaggi di critica sociale.

"Le notti di Salem" potrebbe essere quindi interpretato come una personale riflessione di un trentenne Stephen King sul rapporto tra l'Autorità e la Massa, dalla quale si possono distinguere alcuni individui, capaci di leggere la realtà filtrandola attraverso il loro background culturale, che diviene cosî uno strumento di difesa che previene il rischio di accettare supinamente lo Zeitgeist imperante. La domanda che sembra aleggiare per tutto il romanzo è:vogliamo spegnere il nostro cervello e lasciar entrare i vampiri, trasormandoci in schiavi, o ci ricopriamo di aglio come ci hanno insegnato i maestri del genere? Il tema è attualissimo, considerando che la Società Occidentale ci vorrebbe tutti innocui vampiri succhiatori compulsivi di beni di consumo, totalmente asserviti all'Autorità in quanto tale.