Sono una pittrice e artista visiva. Nel mio lavoro esploro il colore come luogo di permanenza: ciò che resta, ciò che continua a vibrare anche quando la forma si riduce all’essenziale.Il colore per me non è descrizione ma presenza. Lavoro principalmente con acrilico, grafite e fusaggine, materiali che mi permettono di costruire superfici stratificate in cui la materia conserva tracce di tempo, gesti, tentativi. Ogni opera nasce da un processo aperto fatto di aggiunte, sottrazioni e ascolto. Non parto quasi mai da un’immagine definita: parto da un’atmosfera, da una luce, da una tensione interna che prende forma mentre lavoro.La luce dell’alba attraversa spesso la mia ricerca. È il momento in cui il mondo non è ancora completamente definito, quando tutto è possibile e le cose sembrano emergere lentamente dalla notte. In quella soglia riconosco qualcosa di profondamente umano: trasformazione, attesa, nascita.Negli anni ho partecipato a mostre collettive continuando a sviluppare una ricerca personale che mette al centro la relazione tra colore, materia e spazio. Con il progetto Art in My Life porto questa visione nella vita quotidiana: l’arte non come oggetto distante, ma come presenza viva capace di abitare gli spazi e dialogare con chi li vive.Dipingo seguendo ciò che emerge nel tempo. Ogni opera è un luogo in cui fermare, per un momento, la luce che passa.
La barca di San Pietro. Ecco un'altra tradizione popolare: consiste nell'usanza di porre, nella notte fra il 28 e il 29 giugno (festività dei santi Pietro e Paolo), un contenitore di vetro riempito d'acqua su di un prato, un giardino o un davanzale esterno della finestra di casa, e nel far colare nell'acqua un albume d'uovo.
Il mattino seguente si dovrebbero trovare nell'acqua delle strutture, formate dall'albume, che ricordano le vele di una barca a vela o un veliero. Secondo il folklore popolare, sarebbero prodotte da San Pietro, che soffiando nel contenitore di vetro farebbe assumere all'albume la giusta conformazione.
In considerazione di come apparivano le "vele", se molto ritte oppure chiuse, si poteva trarre buono o cattivo auspicio di come sarebbe stata l'annata agraria, oppure sul proprio destino.
In Garfagnana e media valle del Serchio, negli anni dell'emigrazione, l'esito di questa pratica veniva interpretato anche come auspicio per il viaggio in mare di coloro che si apprestavano a partire per le Americhe. (da Wikipedia).
Volete far vivere questa bella tradizione e condividere qui su CAM.TV le foto dei vostri velieri? #gocamgo