Giovanni Floris

l'orco che non spaventava i bambini

2019-08-17 14:46:19

seconda parte

Quando arrivò sua madre, per il bacio della buona notte, lo trovò un po’ teso, allora lei gli accarezzò la fronte e gli rimboccò le coperte, ma il suo stato d’animo non migliorò: era colto infatti dal presentimento, non essendo ancora rientrato il padre, che facendolo avrebbe scorto il vecchio nel portone e magari si sarebbe vanificato quello che lui aveva fatto con grandi sacrifici. Prima di allontanarsi dalla stanza la madre si voltò ancora ed il ragazzo trovò il coraggio di chiedere del padre. Ella rispose che sarebbe stato fuori fino al sabato. Il cuore del bambino riprese un battito normale, quella strana sensazione lo abbandonò definitivamente e si addormentò. Il vecchio passò la notte nel portone insieme con le sue lumache ed evitò la pioggia battente. L’inverno non era ancora definitivamente passato, tuttavia l’uomo, prima di addormentarsi, scorse fuori in strada alcuni ragazzi in maniche corte, una decappottabile, una signora senza calze che si strofinava le gambe e perfino un carretto dei gelati. Egli però conosceva il senso di quelle stravaganze, era il rituale che si esegue in procinto del cambio di stagione. Allora l’uomo raccolse la sua ombra e la trasportò nel sonno ed il giorno seguente, come sempre per le vie della città.

La prima cosa che il bambino fece appena sveglio fu quella di gettare il pallone dalla finestra, la madre gli intimò di andarlo a raccattare prima ancora che lui potesse chiederle di farlo, per il ragazzo fu così tutto più semplice, non provò neanche il rossore della bugia. Scese però in realtà ad assicurarsi che nel portone fosse tutto in ordine, che la nottata fosse passata indenne per l’uomo.  

Nell’ispezione curiosa e al contempo scrupolosa il ragazzo scorse, accanto allo zerbino della porta vicino all’ascensore, una lumaca in piena operazione di studio del territorio: corna fuori, corpo esteso e casa ruotante. Sembrava che tutte e due, il ragazzo e la lumaca, stessero compiendo la stessa attività. La lumaca avvertì la sua presenza, ma continuò il suo grande lavoro. Più di cento diverse sensazioni invece attraversarono il ragazzo, i suoi pensieri non riuscivano a stare al passo con il battito del suo cuore, per di più sapeva di agire di nascosto, di avere anche fretta. Troppo forte, tutto troppo forte per la sua giovane adrenalina. Egli infatti non capiva se la lumaca fosse stata dimenticata, se l’uomo l’avesse persa. Fantasticò su tali imprudenze, pensò a cosa sarebbe accaduto se qualcuno prima di lui avesse scoperto i suoi trucchi. Dovette però rassegnarsi a prendere la lumaca e risalire in fretta. Appena in casa ebbe un attimo di tranquillità, la madre non si era accorta del suo ritardo. In quell’attimo pensò all’unica cosa che non gli era venuta in mente prima per l’angoscia, cioè che la lumaca l’avesse lasciata apposta, proprio lì per lui, il vecchio. Questo pensiero fu suffragato in fretta da un breve ricordo. Gli venne in mente, infatti, un giorno, quando lui, con la solita scusa del pallone, era sceso nel portone. Ricordò che vide il vecchio lì, come se lo stesse aspettando, i loro sguardi si incrociarono, il vecchio sorrise al bambino, che riuscì a sua volta soltanto a piegare leggermente le labbra all’insù. Si ricordò di aver capito che l’uomo aveva compreso e questo lo tranquillizzò definitivamente, ora come allora. L’uomo camminò per tutto il giorno nei pressi del centro della città, attraversò il parco dove lavorava il suo amico giardiniere, lo incontrò e lui, come al solito, gli permise di liberare le lumache. Le contò riponendole nel cesto, si assicurò che fossero novantanove, come lui ben sapeva, egli era cosciente della sua generosità, come del resto il bambino lo era della sua voglia di aiutare il vecchio

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