I boschi e le foreste in Italia
Ambiente: i boschi e le foreste italiane da “giardino” a “giungla”
Negli anni Trenta in Italia si stimava vi fossero circa 4 milioni di ettari di bosco (Agnoletti M., The Italian Historical Rural Landscape), contro gli 11 di oggi.
In parte, questo era dovuto ad un utilizzo intensivo delle nostre foreste e alle devastazioni ambientali della Prima Guerra Mondiale.
Situazione analoga si è ripetuta nel secondo Dopoguerra quando furono promulgate le prime, ed uniche, leggi volte proprio al rimboschimento massiccio del territorio italiano.
Non è solo questione di quantità, ma di qualità del bosco.
“ Negli Ultimi decenni oltre ad aumentare la superficie boscata è aumentata soprattutto la densità forestale, il che significa che c’è molto meno spazio tra un albero e l’altro e un sottobosco che, sempre più spesso, è ormai “ impenetrabile” , spiega Raoul Romano, ricercatore del Centro di politiche e bioeconomia del CREA ed esperto di politiche ed economia forestale.
Nel nostro paese le foreste coprono un terzo del territorio e continuano ad avanzare.
Il bosco ha preso il posto di pascoli e coltivazioni. E sta diventando sempre più impenetrabile, indifendibile in caso di incendi.
I boschi sono uno strumento fondamentale per la lotta ai cambiamenti climatici e la salvaguardia della biodiversità .
Non solo però scrigni di biodiversità biologica, i boschi e le foreste sono utili nella riduzione da disseto idrogeologico e per la depurazione e regimazione delle acque.
L’inventario è oggi di pubblico accesso e al sito ufficiale è possibile accedere a tutti i dati e alla documentazione dell’inventario forestale nazionale, con dati aggiornasti al 2014.
Secondo quanto riporta l’inventario, le foreste e i boschi italiani son in salute e sono cresciuti negli ultimi decenni, in particolare la superficie forestale nazionale è cresciuta del 5,8% rispetto al 2005 ed è pari a 10.987.805 ettari.
Di tale incremento, solo 1.700 ettari l’anno però sono dovuti a rimboschimento, il resto è il risultato dell’espansione naturale del bosco, conseguente al progressivo abbandono delle attività agricolo-silvo-pastorali.
L’aumento ha portato le foreste italiane a ricoprire il 34% della superficie italiana ed il 5% della superficie europea, posizionandosi al sesto posto in Europa (Russia esclusa)
Come stanno i boschi italiani?
L’inventario è in grado di dare anche il numero degli alberi nel nostro paese., evidentemente su base statistica: oggi si contano 11.949.630.797 alberi, contando i cosiddetti boschi “boschi alti” e le aree utilizzate in arboricoltura. La Toscana è la Regione con il maggior numero di superficie di bosco, seguita dalla Sardegna e dal Piemonte.
Ma il CREA avverte: “l’avanzata del bosco non risulta essere frutto di pianificazione e gestione del patrimonio forestale e territoriale e tanto meno di una attenta e diffusa sensibilità ambientale. Si tratta di una sua espansione naturale, dovuta al progressivo abbandono delle attività agro-pastorali, soprattutto nelle aree rurali e montane.”
Insomma una gestione incontrollata, che può portare a pericoli e “può essere dannosa non solo per gli stessi boschi, con il rischio incendi (solo nel 2014 sono stati percorsi dal fuoco oltre 17.320 ettari di bosco), attacchi di parassiti o bufere di vento, ma anche per il dissesto idrogeologico del territorio, per l’incolumità pubblica nonché per la conservazione del paesaggio e della biodiversità”
Necessità di una gestione sostenibile
Per questo i ricercatori puntano molto sulla gestione sostenibile e attiva dei boschi, che avrebbe una ricaduta positiva sia i in termini economici che occupazionali. È quella definita bioeconomia, ovvero quei settori legati alla gestione e sfruttamento delle risorse naturali, come appunto boschi e foreste. Secondo l’annuario dell’agricoltura nel 2014 : “in Italia il valore della bio-economia , nella sua eccezione più larga, è stimabile nel 2014 in oltre 226 miliardi di euro di cui il 20% è rappresentato da prodotti non destinati all’alimentazione umana e animale”
Ciò significa che i “ miglioramenti di efficienza in uso delle risorse potrebbero ridurre il fabbisogno di materie prime del 17-24 per cento entro il 2030”. Insomma le foreste, se gestite nella maniera corretta, possono diventare un piccolo tesoro.
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Serbatoi di carbonio
Ma la funzione ecologica dei boschi italiani, oltre a quelli di scrigno della biodiversità, e la loro capacità di assorbire CO e contribuire a mitigare l'effetto del riscaldamento globale e quindi dei cambiamenti climatici.
Dalle stime del Infc 2005 risulta, infatti, che “la quantità di carbonio organico presente nella componente viva epigea dei boschi italiani (alberi vivi, rinnovazione e arbusti) ammonta a 472.7 milioni di tonnellate e quella rimossa dall'atmosfera annualmente ammonta a circa 12.6 milioni di tonnellate". A queste vanno aggiunte le quantità relative al legno morto, alla lettiera del suolo. In questo modo risulta che i boschi italiani trattengono così in totale 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio organico. Un’enormità che rende le nostre foreste un tesoro da custodire, proteggere, conservare.
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