Founder President
Tempi duri
La quarantena da Covid 19 ci dà l’opportunità (o ci costringe, a seconda dei punti di vista) di riscoprire la meraviglia della natura nei nostri giardini.
In questo scorcio di stagione la natura si risveglia prepotentemente coi suoi colori e profumi, regalandoci uno dei momenti più piacevoli dell’anno.
Nel mio giardino le fioriture sono cominciate a fine inverno con le piante più precoci, che tuttavia resistono ancora oggi e giorno dopo giorno vedono aggiungersi nuovi compagni in questa esplosione di bellezza che la natura ci regala.
Il primo in assoluto a vincere i rigori invernali è l’elleboro (Helleborus orientalis),detto anche rosa di natale, una pianta erbacea perenne sempreverde, estremamente resistente sia alle basse che alle alte temperature, molto usata per bordure e giardini rocciosi. Se ne conoscono diverse varietà con fiori dai colori tenui, che possono andare dal bianco al rosa fino al rosso porpora.
Più o meno contemporaneamente spuntano i coloratissimi crocus, purtroppo piuttosto effimeri nel loro rapido passaggio, per cui oggi hanno già affidato la loro sopravvivenza ad un bulbo sotterraneo che li farà rifiorire l’anno prossimo e sono scomparsi dalla nostra vista.
Invece è ben visibile la camelia, coi suoi bei fiori rossi che spiccano nella folta massa di foglie verde scuro. I primi boccioli si aprono verso metà febbraio, dopodiché la fioritura si mantiene copiosa fino a maggio.
La nostra (camellia japonica) è la più comune e come potete vedere ha un fiore molto semplice, ma ne esistono un’ottantina di specie, tra cui quella molto particolare da cui si ricavano le foglie per il tè (camellia sinensis). L’assortimento dei colori è molto vasto, dal bianco al rosa al rosso, spesso bicolori e screziati. I fiori possono avere forme semplici o più complesse con petali doppi e strutture particolari. E’ una pianta sempreverde, rustica, facile da coltivare, con una predilezione per i i terreni acidi ed un’esposizione in mezza ombra.
Andando avanti verso la bella stagione arrivano i giacinti, seguiti a breve distanza dai primi tulipani. Il giacinto forma delle infiorescenze (racemi) molto profumate; i fiorellini sono tubolari e si aprono a stella. Si presentano in vari colori e sono tra le prime bulbose a fiorire all’inizio della primavera.
I tulipani che conosciamo oggi (innumerevoli varianti del genere Tulipa) arrivano praticamente tutti dall’Olanda, che ha saputo trasformare la coltivazione di questo fiore in un business colossale. Attraverso selezioni e ibridazioni oggi si conoscono tulipani delle più svariate forme e colorazioni che permettono ai giardinieri di esibirsi in spettacolari composizioni, come si può verificare ogni anno (virus permettendo) a Messer Tulipano, grandiosa esposizione presso il castello di Pralormo (TO).
Il tulipano in realtà è originario di una zona tra Turchia e Iran e arriva in Europa nel 16° secolo. Fin da subito la coltivazione si sviluppa particolarmente in Olanda e il fiore diventa così popolare da essere origine della prima bolla finanziaria, legata alla speculazione sui bulbi di tulipano, verso la fine del 17° secolo.
In giardino preferisce posizioni in buona esposizione, richiede annaffiature ogni due/tre giorni e nessun’altra cura particolare. A fine fioritura si deve aspettare l’appassimento delle foglie, estrarre i bulbi e riporli in cassette da tenere in ambiente asciutto per poi ripiantarli nuovamente in autunno.
Nello stesso periodo fioriscono le primule, altro classico annuncio di imminente primavera.
Quelle gialle, le più semplici e rustiche, quelle che si trovano facilmente nei boschi e nei prati, fioriscono per prime, ma durano pochi giorni. Quelle colorate (primula auricula) sono più longeve e tengono duro finchè i primi caldi non le fanno sfiorire. In giardino prediligono zone non troppo assolate, gradiscono una certa umidità del terreno e non richiedono particolari cure, se non annaffiature regolari.
Il mio giardino è per me una continua meraviglia di forme, colori, profumi. Di fronte allo spettacolo della natura il pensiero si rivolge spontaneamente al Dio creatore,
come già ci insegnava san Francesco:
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti flori et herba.
Torneremo tra qualche giorno con nuove fioriture.