Friûl

Storia & Antichità

Par no dismenteà – Per non dimenticare

La nostra storia...

Riportavo nell’articolo precedente i ricordi di un bambino che come tante altre storie simili, richiamavano alla memoria i tragici momenti del lontano 6 maggio 1976; non racconti sentiti e riproposti, ma storia personale vissuta. Ripensando a tutto e riflettendo ora, dopo tanti anni, viene spontaneo ribadire e continuare a rafforzare quel sentimento di gratitudine verso chi, sconosciuto e lontano, ci ha soccorso e aiutato. Vivo nella mia mente è il ricordo, di una figura molto robusta e dolce allo stesso tempo; un uomo vestito di bianco con un cappello strano in testa; un Marinaio, che varcò la porta della nostra tenda e mi regalò un carrarmato filo guidato perché potessi giocare e scordare quei giorni di sofferenza; ci lasciò anche delle coperte, delle mollette per stendere la biancheria e dei calzini; vorrei tanto ricordare il suo nome e poter stringere ancora la sua mano, ma come tutti gli Angeli e Benefattori, se ne andò lasciando un profumo di bontà, umanità, gentilezza e un sorriso.

Come non ricordare gli Alpini, che si prodigarono in ogni cortile dove c’erano le macerie da sgomberare e dei cuori da confortare, delle persone da sostenere e incoraggiare. Alpini, associazioni, volontari, esercito e semplici cittadini che da ogni parte si sono resi disponibili per soccorrerci, a tutti loro un infinito ringraziamento.

Ricordo, che un giorno il nonno arrivò correndo dalla piazza del paese e ci disse tutto entusiasta: ”…ho stretto la mano a Zamberletti…”.

Zamberletti era il commissario delegato dal governo per l’emergenza terremoto; è definito il padre della Protezione Civile, che proprio in questa circostanza nacque; qui di seguito riporto un articolo direttamente dal sito della Protezione Civile. 

La prima grande sfida: il terremoto del Friuli del 1976. Zamberletti è commissario delegato del governo presieduto da Aldo Moro. Raggiunge le zone colpite fin dalle prime ore dopo il primo sisma del 6 maggio 1976 di magnitudo 6.5 che, insieme poi alle scosse del settembre del ‘76, distrusse numerosi paesi e villaggi e causò la morte di 990 persone. Il sistema ideato da Zamberletti di assistenza alla popolazione e poi di ricostruzione e realizzato in stretta collaborazione con le istituzioni regionali e locali fu un grande esempio di efficacia e serietà.

Come non ricordare i nostri Amici – Fratelli di Cortenova

Proprio in questi giorni è apparso un articolo su Valsassina News che voglio condividere.

LA CHIESA DI SAN PIETRO DI CORTENOVA E QUELLA DI BUJA A UDINE: “GEMELLE” DOPO IL TERREMOTO

16 Marzo 2019

BUJA (UD) – C’è un filo che collega la Valsassina al Friuli. Anzi, più di uno. Nella primavera di 43 anni fa un forte sciame sismico investì la zona friulana portando con sé distruzione e morte. Una catastrofe e una tragedia umana in cui persero la vita 989 persone e che portò con sé una scia di dolore e devastazione con danni ingenti, paesi quasi completamente distrutti e la volontà dei friuliani di rinascere e risorgere dalle macerie.

I giornali dell’epoca riportano le eloquenti immagini di un dramma che mise in ginocchio un’intera regione, e solo grazie al senso di sacrificio e alla solidarietà del Paese fu possibile risollevarsi. Anche la Valsassina fece la sua parte e non mancò l’aiuto disinteressato di molti valsassinesi che scelsero di aiutare e tendere una mano dove erano rimasti solo sassi. Un grande libro di storie che non abbiamo la pretesa di ricostruire, ma a cui vogliamo dare nuova linfa portando all’attenzione alcune circostanze, a oltre quarant’anni di distanza.

LA CHIESA DI SAN PIETRO AVILLA di BUJA – UDINEla prima chiesa ricostruita in Friuli dopo il terremoto del 1976 fu proprio la chiesa di San Pietro Avilla a Buja – Udine. La fotografia – sia nell’interno che nell’esterno – è oltremodo familiare agli abitanti della frazione di Prato San Pietro, nel Comune di Cortenova. Il progetto utilizzato è infatti il medesimo, progettato dall’architetto Delino Manzoni di Bergamo (padre dell’ex sindaco di Pasturo, Marinello – ndr), e la struttura religiosa è infatti identica – interni ed esterni. Non solo un progetto ma anche gli abitanti di Cortenova fecero la propria parte aiutando i fratelli friulani in difficoltà e non a caso furono invitati nell’anniversario della consacrazione dell’edificio religioso. La Chiesa di San Pietro Avilla di Buja, come anticipato, fu la prima a risorgere dopo il terremoto e tra i protagonisti l’allora parroco Saverio Beinat che non si limitò ad aspettare i contributi, ma si rivolse al buon cuore dei fedeli e le risposte non mancarono. E la comunità di Cortenova si distinse e ora a 40 anni di distanza le due chiese, come due gocce d’acqua, ricordano un triste passato, ma anche una storia da Romanzo cuore.

LA SCHEDA DELLA CHIESA DI AVILLA DI BUJA

 (Progetto dell’arch. Manzoni di Bergamo). All’interno si conserva la Madonna dei Fornaciai, modellata in creta ad Haidhausen, alla periferia di Monaco di Baviera, nel 1875, dallo scultore Josef Knabel e portata a Buja, a protezione di tanti fornaciai emigrati nel 1876. Singolare è la Via Crucis, i cui pannelli in bronzo portano la firma di quattordici diversi scultori italiani: Aurelio Mistruzzi, Francesco Nagni, Luciano Minguzzi, Edoardo Alfieri, Alessandro Monteleone, Marcello Mascherini, Giuseppe Negrisin, M.M. Lazzaro, Pericle Fazzini, Franco Girelli, Nicola Rubino, Ugo Carà, Michele Guerrisi, Attilio Selva. Un bronzo di Troiano Troiani (S. Giovanni Battista), rilievi in pietra del genovese Edoardo Alfieri, un affresco del Fabris recuperato dal soffitto della vecchia chiesa e un dipinto di Giuseppe Cosattini (secolo XVII) completano l’arredo. Le porte d’ingresso hanno formelle in bronzo fuso, quella centrale di Mattia Monassi, quelle laterali di Pietro Galina ed Enore Pezzetta.

Questa è una delle moltissime storie di solidarietà che il Friuli può raccontare.