Videogiochi
Nel dicembre del 2019, un articolo del New York Times scritto da Nellie Bowles e Michael H. Keller portò alla luce un lato oscuro dei videogiochi:
Una madre aveva scoperto linguaggio cruento ed immagini pornografiche che includevano minorenni sull’account Discord del figlio 13enne, una piattaforma che permette ai/alle gamers di chattare mentre giocano. Attraverso la modalità multiplayer dei videogiochi e le chat, i/le offenders cercano di ottenere la fiducia dei/delle bambini/e e degli/delle adolescenti, spesso fingendosi a loro volta minorenni e cercando di ottenere da loro, attraverso regali e denaro all’interno del gioco, immagini e video espliciti che poi usano come ricatto: si tratta di crimini chiamati comunemente sextorsions, dalle parole sesso ed estorsione.
Nonostante alcune iniziative da parte delle aziende dietro i giochi stessi per censurare le chat e ridurre i fenomeni di grooming, si tratta di crimini che si diffondono sempre di più portando genitori ed istituzioni a chiedersi cosa fare per tutelare i/le minori sia nel mondo reale che in quello digitale.
FONTE:
https://www.nytimes.com/interactive/2019/12/07/us/video-games-chiodo-sex-abuse.html