Facciamo chiarezza:
Perché non è corretto utilizzare il termine “pedofilo/a“ per riferirsi a chi perpetra sfruttamento sessuale di minori?
La pedofilia è, come indicato nel DSM-V (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali), un disturbo parafilico caratterizzato da presenza di pulsioni sessuali nei confronti di minori di età compresa tra gli 0 e 13 anni, da parte di soggetti aventi almeno 16 anni di età e con una disparità di età di almeno 5 anni.
Affidarsi allo stereotipo del/la sex offender che lo vede come pedofilo/a significa avere una visione riduttiva e non realistica del fenomeno del turismo sessuale minorile.
Solo una piccola parte dei turisti sessuali minorili sono pedofili/e, la restante sono persone che per mancanza di controllo sociale, sensazione di impunità, trasgressione, percezione di non stare commettendo un reato, discriminazione e credenza di non poter contrarre malattie, praticano tale violenza.
La riflessione che abbiamo proposto fa riferimento a dati relativi al turismo sessuale; il fenomeno dello sfruttamento sessuale minorile non si esaurisce, però, con esso. È presente in numerose altre forme, come ad esempio lo sfruttamento sessuale minorile online.
In tutte queste circostanze l’utilizzo del termine “pedofilo/a” per riferirsi allo/a sfruttatore/trice sessuale minorile è riduttivo e va quindi evitato. Nonostante possa essere in un certo senso rassicurante pensare che una persona in grado di compiere una violenza del genere soffra inevitabilmente di un disturbo mentale, questo non rappresenta la realtà ma solo una piccola parte di essa.