Adolescenti: istruzioni per l'uso.
"Sto bene"
Non sempre è sinonimo di benessere. Spesso è un modo per evitare il confronto
1. “Sto bene”: la risposta automatica che nasconde il non detto
Molti adolescenti rispondono “sto bene” in modo automatico.
Lo fanno per evitare domande, per non dover spiegare emozioni complesse, per proteggersi.
Ma dietro quella frase può esserci disagio, confusione, tristezza, ansia.
Secondo gli esperti, il benessere psicologico degli adolescenti è in calo, e spesso i segnali sono invisibili.
Il genitore sente che qualcosa è cambiato:
- Il figlio è più silenzioso
- Evita il contatto visivo
- Si chiude nella sua stanza
- Risponde in modo evasivo
📌 “Sto bene” non è sempre una bugia.
È una semplificazione.
Un modo per dire: “Non so come spiegare quello che provo.”
2. Il ruolo del genitore: ascoltare anche ciò che non viene detto
Di fronte a un “sto bene” ripetuto, il genitore può sentirsi impotente.
Ma il compito non è forzare la verità.
È creare uno spazio sicuro dove il figlio possa sentirsi libero di parlare… quando sarà pronto.
💬 Frasi che aiutano:
- “Va bene se non vuoi parlare ora. Ma io ci sono.”
- “Se ti senti confuso, possiamo provare a capirlo insieme.”
- “Non voglio invaderti. Ma mi interessa come stai davvero.”
Essere presenti significa:
- Non giudicare
- Non interpretare troppo
- Non reagire con ansia o pressione
🧭 Il figlio si apre quando sente che può farlo senza essere travolto.
3. I segnali invisibili: come riconoscere il disagio non espresso
Il disagio adolescenziale non sempre si manifesta con parole.
Spesso si mostra attraverso comportamenti, posture, ritmi alterati.
Segnali da osservare:
- Cambiamenti nel sonno o nell’appetito
- Ritiro sociale
- Calo del rendimento scolastico
- Irritabilità o apatia
- Uso eccessivo di dispositivi digitali
📌 Il genitore attento non cerca risposte immediate.
Cerca coerenze, cambiamenti, pattern.
E resta disponibile, anche nel dubbio.
4. Come favorire un dialogo autentico
Il dialogo non nasce dalla pressione.
Nasce dalla fiducia.
Per favorirlo, il genitore può:
✅ Condividere le proprie emozioni (“Anche io a volte mi sento confuso”)
✅ Usare il tempo condiviso per creare connessione (passeggiate, cucina, attività leggere)
✅ Accettare il silenzio come parte del processo
✅ Rinunciare al controllo, senza rinunciare alla presenza
🧡 Il figlio che sente di poter parlare… lo farà.
Ma solo se sa che non verrà giudicato, incalzato, frainteso.
Conclusione – Consigli pratici per genitori
👨👩👧 Cosa puoi fare, concretamente:
✅ Accetta “sto bene” come punto di partenza, non come verità assoluta
✅ Osserva i segnali non verbali
✅ Resta disponibile, anche nel silenzio
✅ Evita pressioni e interpretazioni affrettate
✅ Crea momenti di connessione leggera
✅ Condividi le tue emozioni, senza sovraccaricare
📩 Tuo figlio ti dice “sto bene”, ma senti che qualcosa non va?
Forse non è un rifiuto. Forse è una richiesta di spazio sicuro.
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📘 Perché il vero benessere non si misura in risposte automatiche. Si costruisce insieme, nel tempo.