Adolescenti: istruzioni per l'uso.
Procrastinare
Quando rimandare diventa una difesa
1. Procrastinazione: non è pigrizia, è protezione
Molti genitori si trovano di fronte a figli che rimandano tutto: i compiti, le decisioni, le conversazioni importanti. E spesso la prima etichetta che viene data è “pigrizia”. Ma la procrastinazione, soprattutto in adolescenza, è molto più complessa.
Rimandare non è solo evitare. È una forma di protezione emotiva. Il ragazzo procrastina perché ha paura di fallire, di non essere all’altezza, di deludere. Oppure perché è sopraffatto, confuso, bloccato.
Dietro ogni “lo faccio dopo” c’è spesso un “non mi sento pronto”.
📌 La procrastinazione è una strategia di difesa. Non funziona, ma serve a evitare il disagio.
Per questo, il primo passo non è spingere all’azione. È capire cosa blocca. È chiedere: “Cosa ti fa sentire così fermo?”, “Cosa ti spaventa in questa attività?”
Solo quando il ragazzo si sente compreso, può iniziare a muoversi.
2. Il ruolo del genitore: accompagnare, non incalzare
Di fronte alla procrastinazione, il genitore può sentirsi frustrato. “Perché non si organizza?”, “Perché non capisce che sta perdendo tempo?”
Ma incalzare non aiuta. Anzi, spesso aumenta la resistenza.
Il ruolo del genitore è quello di accompagnare con pazienza, offrendo strumenti, non pressioni.
Significa aiutare il figlio a spezzare il compito in parti più piccole, a visualizzare il risultato, a creare una routine.
Ma soprattutto, significa non giudicare. Perché il giudizio alimenta la vergogna. E la vergogna è il carburante della procrastinazione.
💬 Frasi utili da usare:
- “Ti va di fare insieme il primo passo?”
- “Non serve fare tutto subito. Cominciamo da qualcosa di semplice.”
- “Cosa ti aiuterebbe a sentirti meno bloccato?”
Essere guida, in questo caso, significa essere contenitore emotivo, non solo organizzatore.
3. Dalla procrastinazione all’azione: creare fiducia nel processo
Aiutare un ragazzo a superare la procrastinazione non significa eliminare il problema in un giorno. Significa costruire fiducia nel processo.
Ogni piccolo passo va riconosciuto. Ogni tentativo va valorizzato.
Perché il ragazzo deve imparare che agire non è sinonimo di perfezione. È solo il primo movimento verso qualcosa.
📆 Alcune strategie utili:
- Routine settimanali con obiettivi realistici
- Timer brevi per iniziare (es. 10 minuti di studio, poi pausa)
- Diario dei progressi, anche minimi
- Spazi di confronto senza giudizio
🧠 Il messaggio da trasmettere è: “Non devi essere perfetto. Devi solo cominciare.”
Conclusione – Consigli pratici per genitori
✅ Sostituisci il rimprovero con la curiosità.
Chiedi: “Cosa ti blocca?” invece di “Perché non lo fai?”
🧩 Aiuta a spezzare i compiti.
Un’attività grande può diventare più affrontabile se divisa in tappe.
📣 Riconosci ogni piccolo passo.
Anche 10 minuti di concentrazione sono un successo.
🧏♀️ Evita paragoni.
Ogni ragazzo ha il suo ritmo. Confrontarlo con altri aumenta il senso di inadeguatezza.
🕊️ Crea un ambiente emotivo sicuro.
La fiducia nasce dove c’è accoglienza, non pressione.
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Forse non ha bisogno di più regole. Forse ha bisogno di sentirsi capace.
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📘 Perché dietro ogni “lo faccio dopo”… c’è un “non so se ce la faccio”.