Dr.ssa Napolitano

Adolescenti: istruzioni per l'uso.

Dr.ssa Napolitano

Adolescenti: istruzioni per l'uso.

Non ti riconosco più

2025-12-30 17:24:36

Quante volte l'hai detto e vissuto? Leggi per capire cosa fare

“Non ti riconosco più.”

(Ma forse significa: “Ho paura che tu stia cambiando e io non sappia come starti vicino.”)

1. Quando un genitore guarda un figlio… e non lo riconosce più

“Non ti riconosco più.”

È una frase che nasce da un punto preciso: lo smarrimento.

Non è un’accusa.

Non è un rimprovero.

È un modo per dire:

“Sto cercando il filo che ci teneva uniti, ma non lo trovo più.”

Ogni genitore, prima o poi, vive questo momento.

Il figlio cambia: nel corpo, nel linguaggio, nei desideri, nei silenzi.

E il genitore resta lì, con la sensazione di essere rimasto indietro.

🔎 Approfondimento psicologico

L’adolescenza è un processo di separazione.

Il ragazzo si allontana per potersi ritrovare.

Ma questo movimento naturale può essere vissuto dal genitore come una perdita, un abbandono, un tradimento.

Quando un genitore dice “Non ti riconosco più”, sta dicendo:

  • “Ho paura di perderti.”
  • “Non so più come parlarti.”
  • “Non so più cosa ti fa stare bene.”
  • “Ho bisogno di capire come starti vicino adesso che sei diverso.”

2. Il cambiamento del figlio risveglia il cambiamento del genitore

Ogni trasformazione dell’adolescente chiede una trasformazione del genitore.

Ma questo passaggio non è semplice.

Richiede elasticità, ascolto, capacità di lasciare andare ciò che era per accogliere ciò che sta diventando.

📖 Storia di vita quotidiana

Elena, 45 anni, mi racconta:

“Fino a un anno fa parlavamo di tutto. Ora mio figlio entra in casa, si chiude in camera e non so più nulla di lui. Mi sembra di guardare un estraneo.”

In realtà, suo figlio non era diventato un estraneo.

Era diventato un adolescente.

E lei aveva bisogno di aggiornare il suo modo di stargli accanto.

3. “Non ti riconosco più” non è un giudizio: è una richiesta d’aiuto

Molti genitori temono di sembrare deboli se ammettono di essere in difficoltà.

Ma la verità è che questa frase è un ponte, non un muro.

È un modo per dire:

“Sto cercando di capirti, ma non ci riesco.

Aiutami a non perderti.”

🔎 Approfondimento psicologico

Il cervello dell’adolescente cambia rapidamente:

  • nuove emozioni
  • nuovi bisogni
  • nuovi confini
  • nuovi modi di comunicare

Il genitore che resta fermo rischia di sentirsi escluso.

Il genitore che si aggiorna, invece, diventa un alleato.

4. Come cambia il figlio… e come può cambiare il genitore

🧩 Cambia il linguaggio

Il figlio non parla più come prima.

Risponde poco, risponde male, risponde tardi.

👉 Il genitore può imparare a fare domande più aperte e meno invadenti.

🧩 Cambiano i bisogni

Il figlio vuole più autonomia, più spazio, più privacy.

👉 Il genitore può imparare a rispettare i confini senza sparire.

🧩 Cambiano le emozioni

Il figlio è più sensibile, più irritabile, più imprevedibile.

👉 Il genitore può imparare a non prendere tutto sul personale.

5. Mini‑dialoghi che trasformano la distanza in vicinanza

❌ Dialogo che chiude

Genitore: “Non ti riconosco più.”

Figlio: “E allora lasciami stare.”

✔️ Dialogo che apre

Genitore: “Sto cercando di capire come starti vicino adesso che stai cambiando.”

Figlio: silenzio, ma meno difensivo

6. Esercizi pratici per genitori che si sentono smarriti

📝 Esercizio 1 – La fotografia del cambiamento

Scrivi:

  • cosa è cambiato in tuo figlio
  • cosa è cambiato in te
  • cosa ti spaventa di più

Rendere visibile la paura la rende gestibile.

📝 Esercizio 2 – La domanda che apre

Ogni giorno prova a chiedere:

“C’è qualcosa che posso fare per starti vicino oggi?”

Non sempre risponderà.

Ma sentirà la tua presenza.

📝 Esercizio 3 – Il rituale di continuità

Scegliete un piccolo gesto quotidiano che resta uguale, anche mentre tutto cambia:

  • un tè insieme
  • un saluto speciale
  • un momento di musica
  • una passeggiata breve

La continuità calma.

7. Il genitore che accetta il cambiamento diventa un porto sicuro

Non puoi impedire a tuo figlio di cambiare.

Ma puoi imparare a cambiare con lui.

Puoi diventare un punto fermo, non perché resti immobile,

ma perché sai muoverti con lui.

Conclusione

“Non ti riconosco più” non è la fine del legame.

È l’inizio di un nuovo capitolo.

Un capitolo in cui il genitore non pretende di sapere tutto,

ma sceglie di restare, di ascoltare, di imparare.

Perché i figli non hanno bisogno di genitori perfetti.

Hanno bisogno di genitori presenti, anche quando hanno paura.

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📘 Perché dietro un “non ti riconosco più” c’è sempre un “ho paura di perderti”.

by dr.ssa Maria Teresa Napolitano