Dr.ssa Napolitano

Adolescenti: istruzioni per l'uso.

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Adolescenti: istruzioni per l'uso.

Non so più cosa fare con mio figlio

2025-12-23 18:32:38

Ho bisogno di strumenti. non di giudizi. Leggi qui

Non so più cosa fare con mio figlio.”

(Ma forse significa: “Ho bisogno di strumenti, non di giudizi.”)

1. Quando un genitore arriva al limite

“Non so più cosa fare con mio figlio.”

È una frase che nasce dalla stanchezza.

Dalla frustrazione.

Dal senso di fallimento che ogni genitore prova almeno una volta nella vita.

Non è una resa.

È un SOS.

È il momento in cui il genitore si accorge che l’amore non basta più, che l’intuizione non è sufficiente, che servono strumenti nuovi.

Eppure, troppo spesso, chi pronuncia questa frase riceve in cambio giudizi:

  • “Sei troppo permissivo.”
  • “Sei troppo rigido.”
  • “Non sai farti rispettare.”
  • “È colpa tua.”

Ma il genitore non ha bisogno di colpe.

Ha bisogno di competenze.

Di strategie.

Di uno sguardo che sostiene, non che punisce.

2. Dietro la frase: il bisogno nascosto

Quando un genitore dice “Non so più cosa fare”, sta dicendo molto di più.

Sta dicendo:

  • “Mi sento solo.”
  • “Ho paura di sbagliare.”
  • “Non riconosco più mio figlio.”
  • “Vorrei aiutarlo, ma non so come.”
  • “Ho bisogno che qualcuno mi guidi.”

🔎 Approfondimento psicologico

La genitorialità è un processo identitario.

Quando il figlio cambia — cresce, si chiude, si ribella — anche il genitore deve cambiare.

Ma questo passaggio non è naturale: richiede strumenti emotivi, comunicativi, relazionali.

Il genitore che chiede aiuto non è un genitore debole.

È un genitore consapevole.

3. Quando il figlio cambia… e il genitore si sente perso

L’adolescenza è un terremoto.

Il figlio che fino a ieri parlava, oggi tace.

Quello che cercava abbracci, oggi si chiude in camera.

Quello che chiedeva aiuto, oggi risponde: “Lasciami in pace.”

E il genitore si ritrova a camminare in un territorio nuovo, senza mappa.

📖 Storia di vita quotidiana

Marta, 42 anni, mi dice:

“Non so più cosa fare con mio figlio. Prima parlava di tutto. Ora mi risponde a monosillabi. Mi sembra di perderlo.”

In realtà, suo figlio non stava sparendo.

Stava cambiando linguaggio.

E Marta aveva bisogno di imparare a leggerlo.

4. Il peso dei giudizi: quando fanno più male del problema

Il genitore che chiede aiuto spesso viene travolto da opinioni non richieste:

  • “Ai miei tempi non succedeva.”
  • “Basta essere più severi.”
  • “Basta essere più morbidi.”
  • “È solo una fase.”

Questi giudizi non aiutano.

Aumentano la vergogna.

E la vergogna chiude, isola, paralizza.

🔎 Approfondimento psicologico

La vergogna genitoriale è una delle emozioni più tossiche:

  • blocca la capacità di chiedere aiuto
  • impedisce di vedere soluzioni
  • fa sentire soli e sbagliati

Per questo è fondamentale sostituire il giudizio con strumenti.

5. Il genitore che chiede strumenti è un genitore che cresce

“Non so più cosa fare” può diventare un punto di svolta.

Un momento in cui il genitore smette di reagire “a istinto” e inizia a costruire un nuovo modo di comunicare.

📖 Mini-dialogo realistico

Genitore: “Non so più cosa fare con te.”

Figlio: “Non è vero. Non ti interessa.”

Genitore: “Mi interessa eccome. È proprio perché ci tengo che voglio imparare un modo migliore per capirti.”

Questa frase cambia tutto.

Trasforma il conflitto in alleanza.

6. Strumenti concreti per genitori che si sentono persi

🧰 Strumento 1: La domanda che apre

Invece di:

“Perché fai così?”

Prova con:

“Cosa ti sta succedendo dentro?”

🧰 Strumento 2: La pausa emotiva

Quando senti che stai per esplodere, fermati.

Respira.

Nomina l’emozione:

“Mi sto innervosendo. Voglio parlarne bene.”

🧰 Strumento 3: La frase che rassicura

“Non devo avere tutte le risposte. Ma sono qui per cercarle con te.”

🧰 Strumento 4: L’ascolto attivo

Ripeti ciò che hai capito:

“Se ho capito bene, ti senti sotto pressione.”

🧰 Strumento 5: La coerenza

Non servono mille regole.

Ne bastano poche, chiare, stabili.

7. Esercizi pratici per genitori

📝 Esercizio 1: La mappa delle emozioni

Scrivi:

  • cosa provi
  • cosa ti fa reagire
  • cosa ti fa sentire impotente

Riconoscere le tue emozioni ti aiuta a non scaricarle su tuo figlio.

📝 Esercizio 2: La frase alternativa

Prendi una frase che dici spesso quando sei stanca:

“Non so più cosa fare!”

E trasformala in:

“Ho bisogno di capire meglio cosa ti succede.”

📝 Esercizio 3: Il rituale di riconnessione

Ogni giorno, 10 minuti senza schermi, senza giudizi, senza richieste.

Solo presenza.

Conclusione

“Non so più cosa fare con mio figlio” non è un fallimento.

È un atto di coraggio.

È il momento in cui il genitore sceglie di crescere insieme al figlio, invece di restare fermo nelle proprie paure.

Perché i figli non hanno bisogno di genitori perfetti.

Hanno bisogno di genitori che imparano.

Che si mettono in discussione.

Che cercano strumenti, non scuse.

Che restano, anche quando è difficile.

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📘 Perché dietro un “non so più cosa fare” c’è sempre un “voglio farcela”.

by dr.ssa Maria Teresa Napolitano