Adolescenti: istruzioni per l'uso.
Non so più cosa fare con mio figlio
Ho bisogno di strumenti. non di giudizi. Leggi qui
Non so più cosa fare con mio figlio.”
(Ma forse significa: “Ho bisogno di strumenti, non di giudizi.”)
1. Quando un genitore arriva al limite
“Non so più cosa fare con mio figlio.”
È una frase che nasce dalla stanchezza.
Dalla frustrazione.
Dal senso di fallimento che ogni genitore prova almeno una volta nella vita.
Non è una resa.
È un SOS.
È il momento in cui il genitore si accorge che l’amore non basta più, che l’intuizione non è sufficiente, che servono strumenti nuovi.
Eppure, troppo spesso, chi pronuncia questa frase riceve in cambio giudizi:
- “Sei troppo permissivo.”
- “Sei troppo rigido.”
- “Non sai farti rispettare.”
- “È colpa tua.”
Ma il genitore non ha bisogno di colpe.
Ha bisogno di competenze.
Di strategie.
Di uno sguardo che sostiene, non che punisce.
2. Dietro la frase: il bisogno nascosto
Quando un genitore dice “Non so più cosa fare”, sta dicendo molto di più.
Sta dicendo:
- “Mi sento solo.”
- “Ho paura di sbagliare.”
- “Non riconosco più mio figlio.”
- “Vorrei aiutarlo, ma non so come.”
- “Ho bisogno che qualcuno mi guidi.”
🔎 Approfondimento psicologico
La genitorialità è un processo identitario.
Quando il figlio cambia — cresce, si chiude, si ribella — anche il genitore deve cambiare.
Ma questo passaggio non è naturale: richiede strumenti emotivi, comunicativi, relazionali.
Il genitore che chiede aiuto non è un genitore debole.
È un genitore consapevole.
3. Quando il figlio cambia… e il genitore si sente perso
L’adolescenza è un terremoto.
Il figlio che fino a ieri parlava, oggi tace.
Quello che cercava abbracci, oggi si chiude in camera.
Quello che chiedeva aiuto, oggi risponde: “Lasciami in pace.”
E il genitore si ritrova a camminare in un territorio nuovo, senza mappa.
📖 Storia di vita quotidiana
Marta, 42 anni, mi dice:
“Non so più cosa fare con mio figlio. Prima parlava di tutto. Ora mi risponde a monosillabi. Mi sembra di perderlo.”
In realtà, suo figlio non stava sparendo.
Stava cambiando linguaggio.
E Marta aveva bisogno di imparare a leggerlo.
4. Il peso dei giudizi: quando fanno più male del problema
Il genitore che chiede aiuto spesso viene travolto da opinioni non richieste:
- “Ai miei tempi non succedeva.”
- “Basta essere più severi.”
- “Basta essere più morbidi.”
- “È solo una fase.”
Questi giudizi non aiutano.
Aumentano la vergogna.
E la vergogna chiude, isola, paralizza.
🔎 Approfondimento psicologico
La vergogna genitoriale è una delle emozioni più tossiche:
- blocca la capacità di chiedere aiuto
- impedisce di vedere soluzioni
- fa sentire soli e sbagliati
Per questo è fondamentale sostituire il giudizio con strumenti.
5. Il genitore che chiede strumenti è un genitore che cresce
“Non so più cosa fare” può diventare un punto di svolta.
Un momento in cui il genitore smette di reagire “a istinto” e inizia a costruire un nuovo modo di comunicare.
📖 Mini-dialogo realistico
Genitore: “Non so più cosa fare con te.”
Figlio: “Non è vero. Non ti interessa.”
Genitore: “Mi interessa eccome. È proprio perché ci tengo che voglio imparare un modo migliore per capirti.”
Questa frase cambia tutto.
Trasforma il conflitto in alleanza.
6. Strumenti concreti per genitori che si sentono persi
🧰 Strumento 1: La domanda che apre
Invece di:
“Perché fai così?”
Prova con:
“Cosa ti sta succedendo dentro?”
🧰 Strumento 2: La pausa emotiva
Quando senti che stai per esplodere, fermati.
Respira.
Nomina l’emozione:
“Mi sto innervosendo. Voglio parlarne bene.”
🧰 Strumento 3: La frase che rassicura
“Non devo avere tutte le risposte. Ma sono qui per cercarle con te.”
🧰 Strumento 4: L’ascolto attivo
Ripeti ciò che hai capito:
“Se ho capito bene, ti senti sotto pressione.”
🧰 Strumento 5: La coerenza
Non servono mille regole.
Ne bastano poche, chiare, stabili.
7. Esercizi pratici per genitori
📝 Esercizio 1: La mappa delle emozioni
Scrivi:
- cosa provi
- cosa ti fa reagire
- cosa ti fa sentire impotente
Riconoscere le tue emozioni ti aiuta a non scaricarle su tuo figlio.
📝 Esercizio 2: La frase alternativa
Prendi una frase che dici spesso quando sei stanca:
“Non so più cosa fare!”
E trasformala in:
“Ho bisogno di capire meglio cosa ti succede.”
📝 Esercizio 3: Il rituale di riconnessione
Ogni giorno, 10 minuti senza schermi, senza giudizi, senza richieste.
Solo presenza.
Conclusione
“Non so più cosa fare con mio figlio” non è un fallimento.
È un atto di coraggio.
È il momento in cui il genitore sceglie di crescere insieme al figlio, invece di restare fermo nelle proprie paure.
Perché i figli non hanno bisogno di genitori perfetti.
Hanno bisogno di genitori che imparano.
Che si mettono in discussione.
Che cercano strumenti, non scuse.
Che restano, anche quando è difficile.
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