Dr.ssa Napolitano

Adolescenti: istruzioni per l'uso.

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Adolescenti: istruzioni per l'uso.

"Non mi capisci"

2025-10-27 20:24:58

La frase che molto spesso un ragazzo dice. Una richiesta di aiuto

1. “Non mi capisci” è un grido, non un’accusa

Quando un figlio adolescente dice “non mi capisci”, il genitore può sentirsi ferito, escluso, frustrato. Ma quella frase, per quanto dura, non è sempre un attacco. Spesso è un grido. Un modo confuso per dire: “Mi sento solo nel mio sentire. Mi manca uno spazio dove poter essere me stesso.”

L’adolescente non ha ancora gli strumenti per esprimere con chiarezza ciò che prova. E quando si sente osservato, giudicato o frainteso, reagisce con chiusura. “Non mi capisci” diventa allora una barriera, ma anche una richiesta: “Prova a vedermi davvero.”

Il genitore che riesce a leggere questa frase come un bisogno, e non come una colpa, apre la porta a una relazione più profonda.

2. Il bisogno di essere riconosciuti

Durante l’adolescenza, i ragazzi attraversano un periodo di grande trasformazione. Cambiano il corpo, le emozioni, le relazioni. Cercano di capire chi sono, cosa vogliono, dove stanno andando. In questo processo, il bisogno di essere riconosciuti è centrale.

Quando un figlio dice “non mi capisci”, sta cercando conferma della propria identità. Non vuole essere aggiustato, ma accolto. Non cerca soluzioni, ma presenza.

Il genitore che sa restare, anche nel dubbio, anche nel silenzio, offre un dono immenso: la possibilità di essere sé stessi, senza dover spiegare tutto. E questo è il primo passo verso un dialogo autentico.

3. Quando il linguaggio si rompe

Molti conflitti tra genitori e figli nascono da un linguaggio che non si incontra. Il genitore parla con l’intenzione di aiutare, ma il figlio sente pressione. Il figlio cerca uno spazio per esprimersi, ma trova consigli non richiesti.

“Non mi capisci” diventa allora una difesa, una reazione a un dialogo che non lascia spazio.

Per superare questa frattura, serve un ascolto nuovo. Un ascolto che non interrompe, che non interpreta, che non pretende. Un ascolto che sa stare nel tempo dell’altro, anche quando è scomodo.

Il genitore che cambia il proprio modo di ascoltare, cambia anche il modo in cui il figlio si sente visto.

4. Come ricostruire il ponte

Ricostruire il dialogo dopo un “non mi capisci” non significa trovare le parole giuste. Significa creare un clima sicuro. Un luogo relazionale dove il figlio possa sentirsi accolto, anche se confuso, arrabbiato, silenzioso.

Significa dire: “Non so cosa stai vivendo, ma ci sono.”

Significa restare, anche quando non si viene cercati.

Significa accogliere, anche quando non si comprende tutto.

Perché il vero ascolto non pretende. Riconosce. E nel riconoscimento, il figlio può finalmente abbassare le difese.

Conclusione – Cosa puoi fare, concretamente

👂 Rallenta. Ascolta senza interrompere.

🧭 Accogli anche ciò che non capisci.

💬 Rinuncia a spiegare, resta nel sentire.

🧡 Ricorda: “non mi capisci” può diventare “mi sento visto” se il clima cambia.

📩 Tuo figlio ti dice “non mi capisci”?

Forse non è un muro. Forse è una richiesta d’aiuto.

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📘 Perché capirsi non significa spiegare. Significa restare nel legame, anche nel dubbio.

by dr.ssa Maria Teresa Napolitano
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