Adolescenti: istruzioni per l'uso.
Non mi ascolti mai
A volte lo dice urlando, a volte chiudendosi, a volte...in silenzio
. Quando “non mi ascolti” non è una frase, ma un grido silenzioso
“Non mi ascolti mai” è una delle frasi più frequenti — e più dolorose — che un genitore può sentire da un figlio adolescente. Ma spesso non viene detta così chiaramente.
A volte arriva sotto forma di urla, di porte sbattute, di silenzi lunghi. A volte è nascosta dietro un “lasciami stare”, o un “non capisci niente”.
Eppure, dietro ogni forma di chiusura, c’è un bisogno profondo: essere visti, sentiti, considerati.
L’adolescente non cerca sempre risposte. Cerca uno spazio dove poter esistere senza essere interrotto, analizzato, corretto.
Quando dice “non mi ascolti”, sta dicendo: “Non mi stai davvero guardando”, “Non ti accorgi di cosa provo”, “Non mi lasci il tempo di spiegarmi”.
👁️ L’ascolto che manca non è quello delle orecchie. È quello del cuore.
2. Il rischio di confondere il comportamento con il messaggio
Molti genitori si concentrano sul “come” il figlio comunica: se urla, se è scontroso, se si chiude. Ma in adolescenza, il comportamento è spesso un contenitore emotivo.
Il figlio non sa ancora come esprimere ciò che sente. E allora lo mostra.
Ma se il genitore reagisce solo al comportamento — punendo, correggendo, rispondendo con durezza — il messaggio profondo viene ignorato.
Es. Se tuo figlio urla “Non mi ascolti mai!”, la reazione istintiva potrebbe essere: “Non urlare!”, “Parla con rispetto!”
Ma se invece dicessimo: “Ti senti inascoltato, vero?”
In quel momento, il figlio si sente riconosciuto. E la tensione si scioglie.
📌 L’ascolto vero non si ferma al tono. Va oltre. Cerca il significato.
3. Ascoltare davvero: uno spazio che accoglie, non che analizza
Ascoltare un figlio adolescente significa creare uno spazio dove lui possa portare ciò che sente, anche se è confuso, anche se è scomodo.
Significa non interrompere, non giudicare, non cercare subito di risolvere.
Molti ragazzi smettono di parlare perché sentono che ogni parola verrà analizzata, corretta, interpretata.
Ma quando il genitore riesce a dire: “Ti ascolto. Non per rispondere, ma per capire”, qualcosa cambia.
Il figlio si rilassa. Si apre. Si fida.
🧡 L’ascolto è il primo gesto d’amore. È il modo in cui diciamo: “Tu conti. Anche quando non sei facile da capire.”
Conclusione – Consigli pratici per genitori che vogliono ascoltare davvero
👂 Sospendi il bisogno di rispondere.
Lascia che tuo figlio finisca di parlare. Il silenzio tra le frasi è già ascolto.
💬 Riformula con delicatezza.
Es. “Mi sembra che ti sei sentito escluso… è così?” → Questo fa sentire visti.
🧏♀️ Accetta anche le emozioni scomode.
Non cercare di tranquillizzare subito. Resta. Stai. Ascolta.
📆 Crea momenti di ascolto non giudicante.
Una passeggiata, una cena, un momento sul divano. Senza consigli. Solo presenza.
🕊️ Evita le etichette.
Ogni volta che stai per dire “Sei sempre…”, fermati. E prova con: “Oggi ti vedo diverso. Raccontami.”
📩 Senti che tuo figlio si chiude, si arrabbia, si allontana?
Forse non sta respingendo te. Sta cercando di capire se può fidarsi del tuo ascolto.
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📘 Perché a volte, il vero dialogo nasce… quando smettiamo di parlare e cominciamo ad ascoltare.