Adolescenti: istruzioni per l'uso.
"Non è niente"
Una frase che sminuisce, non aiuta. Vediamolo insieme
“Non è niente.”
(Ma ciò che arriva è: “Quello che provi non conta davvero.”)
1. Quando un genitore dice “Non è niente”
“Non è niente.”
Una frase che nasce quasi sempre da un intento buono:
rassicurare, alleggerire, proteggere.
Ma ciò che arriva al figlio è molto diverso:
“Quello che senti non ha valore.”
Gli adolescenti vivono emozioni intense, rapide, profonde.
E quando provano a raccontarle, stanno facendo un gesto di fiducia enorme.
Se in quel momento ricevono una minimizzazione,
imparano che le loro emozioni non meritano spazio.
🔎 Approfondimento psicologico
Per un adolescente, il mondo emotivo è ancora nuovo e spesso travolgente.
Quando sente “non è niente”, traduce:
- “Sto esagerando.”
- “Non dovrei sentire questo.”
- “Meglio che non parlo più.”
- “Le mie emozioni sono un problema.”
Le ferite invisibili sono le più difficili da raccontare.
E se non trovano spazio, diventano silenzi.
2. La minimizzazione non rassicura: spegne
Molti genitori dicono “non è niente” per evitare che il figlio soffra.
Ma la sofferenza non sparisce se la neghi.
Si sposta dentro.
📖 Storia di vita quotidiana
Matteo, 12 anni, torna a casa con gli occhi lucidi.
“Mi hanno preso in giro.”
Il padre risponde: “Ma dai, non è niente.”
Matteo si zittisce.
Non perché stia meglio,
ma perché ha capito che non c’è spazio per il suo dolore.
Il padre voleva rassicurarlo.
Matteo ha sentito una svalutazione.
3. Cosa c’è davvero dietro “non è niente”
Questa frase può nascondere:
- paura di vedere il figlio soffrire
- difficoltà a gestire le emozioni altrui
- stanchezza
- mancanza di strumenti emotivi
- il desiderio di proteggere
Non è mancanza d’amore.
È mancanza di linguaggio emotivo.
Ma l’adolescente non vede l’intenzione.
Vede l’effetto.
4. Mini‑dialoghi che mostrano la differenza
❌ Dialogo che chiude
Figlio: “Mi ha fatto stare male.”
Genitore: “Non è niente, lascia perdere.”
Risultato: chiusura + solitudine.
✔️ Dialogo che apre
Figlio: “Mi ha fatto stare male.”
Genitore: “Capisco che ti abbia ferito. Vuoi raccontarmelo?”
Risultato: accoglienza + fiducia.
5. Come rispondere senza minimizzare
👂 Riconosci l’emozione
“Capisco che per te è importante.”
🧭 Dai valore al sentire
“Quello che provi conta.”
💬 Fai spazio, non soluzioni immediate
“Raccontami cosa ti ha fatto stare così.”
🧡 Evita frasi che spengono
“Non è niente.”
“Stai esagerando.”
“Non ci pensare.”
📌 Ricorda: il dolore non va ridimensionato, va accolto
Solo così può trasformarsi.
6. Esercizi pratici per genitori
📝 Esercizio 1 – La frase alternativa
Da: “Non è niente.”
A: “Per te è qualcosa. E io voglio capirlo.”
📝 Esercizio 2 – Il minuto di spazio
Quando tuo figlio esprime un’emozione, fermati un minuto.
Solo ascolto.
Niente consigli.
Niente giudizi.
📝 Esercizio 3 – Le ferite invisibili
Chiediti:
- Quali emozioni mio figlio fatica a mostrare?
- Quando si chiude?
- Quando minimizzo senza accorgermene?
La consapevolezza è il primo passo.
7. Il genitore come spazio sicuro
Un figlio non ha bisogno di un genitore che elimina il dolore.
Ha bisogno di un genitore che resta mentre lui lo attraversa.
Che non minimizza.
Che non giudica.
Che non spegne.
Che accoglie.
Perché quando un adolescente sente che le sue emozioni hanno valore,
inizia a fidarsi di sé.
E a fidarsi del genitore.
Conclusione
“Non è niente” non rassicura.
Riduce.
Svaluta.
Ferisce.
Ma basta poco per trasformare quel momento in un’occasione di connessione:
una frase diversa,
uno sguardo più attento,
un minuto di presenza.
Le ferite invisibili non chiedono soluzioni.
Chiedono spazio.
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📘 Perché ciò che sente conta.
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