Adolescenti: istruzioni per l'uso.
Lo faccio per te
Cosa sottende questa frase? Scopriamolo insieme
“Lo faccio per il tuo bene.”
Quando una frase protettiva rischia di diventare una forma di controllo — e come trasformarla in dialogo autentico
1. Dietro la frase “lo faccio per il tuo bene”: protezione, amore… e bisogno di controllo
Ogni genitore, almeno una volta, ha pronunciato questa frase. “Lo faccio per il tuo bene” è una dichiarazione d’intenti, un gesto d’amore, un tentativo di protezione. Ma è anche il riflesso di una tensione profonda: la difficoltà di accettare che i figli, crescendo, sviluppano un pensiero diverso dal nostro.
Quando tuo figlio era piccolo, il tuo intervento era necessario, persino vitale. Ora che cresce, il tuo istinto protettivo non si spegne, ma la modalità deve cambiare. Se questa frase viene usata senza una spiegazione chiara, senza un dialogo aperto, può trasformarsi in una barriera.
L’adolescente, infatti, la può sentire così: “Decidi tutto tu per me”; oppure “Non hai fiducia nelle mie capacità”. In questo modo, ciò che nasce dal desiderio di proteggere può essere recepito come una forma di controllo. E quando la protezione prende il sopravvento sull’ascolto, la relazione perde fluidità.
Questa dinamica è ancora più accentuata quando il genitore cerca di anticipare i problemi, di impedire che il figlio sbagli, fallisca, soffra. Ma la crescita, per definizione, passa anche dal rischio, dalla sperimentazione, dall’errore. “Fare per il suo bene” significa a volte anche lasciarlo provare — e restare disponibili a raccoglierlo, non a trattenerlo.
2. Il tuo bene secondo chi? Quando il dialogo salta e la fiducia si incrina
“È per il tuo bene” diventa una frase problematica quando viene usata come chiusura, non come apertura. Cioè quando non viene accompagnata da un confronto sincero sul significato di “bene”, sulle emozioni coinvolte, sulle conseguenze delle scelte. Il rischio è che diventi una giustificazione automatica, che interrompe il dialogo invece di favorirlo.
La questione è profonda: cosa significa “bene” per ciascuno? Per il genitore può essere sicurezza, realizzazione, stabilità. Per il figlio può essere libertà, scoperta, tentativo. Se queste visioni non si incontrano, nasce la frattura.
Molti adolescenti raccontano di sentirsi soffocati da regole imposte “per il loro bene”, ma mai discusse. Limitazioni, scelte scolastiche, divieti sociali, percorsi extracurricolari… tutto stabilito dall’alto, senza possibilità di parola. E così, invece di sentirsi protetti, si sentono esclusi.
In psicologia relazionale, si parla spesso di “falsa protezione”: quella che non contiene, ma trattiene. Non sostiene, ma controlla. Spesso nasce dal timore del genitore di non riuscire a gestire l’ignoto, ma finisce per comunicare sfiducia, invisibilità, svalutazione.
Se vuoi che tuo figlio si fidi delle tue indicazioni, ha bisogno di sentirsi parte del processo decisionale. Non sempre sarà d’accordo, ma sapere che lo hai coinvolto cambia tutto. Lo rende protagonista, non spettatore della sua vita.
3. Proteggere non è dirigere: come trasformare una frase in uno spazio di crescita condivisa
La buona notizia è che quel “lo faccio per il tuo bene” può restare — ma deve cambiare forma. Diventare un invito, non un’imposizione. Un’alleanza, non un recinto. Essere guida non significa dare regole rigide, ma offrire strumenti e fiducia.
Ecco come trasformare la tua voce protettiva in dialogo efficace:
- Passa dal “decido io” al “proviamo insieme”: condividi le preoccupazioni, ma chiedi anche cosa sente tuo figlio.
- Sostituisci la frase automatica con un motivo sincero: “Ti sto dicendo questo perché vedo che stai vivendo un momento difficile e mi preoccupo…”
- Crea spazi per sperimentare: puoi anche dire “Non condivido la scelta, ma se è importante per te, sono qui a osservare con rispetto.”
- Accogli la rabbia come forma di reazione: a volte tuo figlio si oppone non perché non ti ama, ma perché vuole essere ascoltato.
- Rivedi il concetto di errore: sbagliare non è fallire. È fare esperienza. E il tuo bene, come genitore, può essere diventare testimone, non solo guida.
Questo tipo di protezione non solo rafforza la relazione, ma dà valore all’autonomia del figlio. E quando tuo figlio si sentirà libero di scegliere, sapendo che dietro c’è il tuo sguardo vigile ma non invadente… sarà allora che la vostra alleanza si consolida.
Conclusione — Consigli pratici per genitori che vogliono proteggere… senza trattenere
🔍 Prima di dire “Lo faccio per il tuo bene”, chiediti: “Sono preoccupato per lui, o per me?”
Questo ti aiuterà a distinguere tra protezione e controllo.
🗣️ Fai seguire la frase da una domanda:
Es. “Ti va di parlarne?”, “Come lo vedi tu questo rischio?”, “Hai voglia di scegliere insieme una strada?”
📖 Condividi episodi tuoi:
Racconta una volta in cui hai imparato da un errore, da un confronto, da una scelta difficile. Farlo umanizza il ruolo genitoriale.
🧡 Accogli il disaccordo come parte della crescita
Il tuo bene e il suo bene non saranno sempre uguali. Ma il rispetto tra i due può creare una terza via: quella della fiducia.
📩 Senti che tra te e tuo figlio c’è troppa tensione? Troppi “lo faccio per te” che finiscono in discussioni?
Forse è tempo di rivedere insieme il modo in cui vi parlate, vi proteggete, vi capite.
✨ Prenota una consulenza con me — Ti aiuterò a trasformare le tue intenzioni affettuose in un dialogo vero, capace di sostenere e lasciare spazio.
Perché il tuo bene… può diventare anche il suo