Dr.ssa Napolitano

Adolescenti: istruzioni per l'uso.

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Adolescenti: istruzioni per l'uso.

L'empatia non nasce dalla teoria

2025-08-20 18:35:47

Per capire davvero u figlio c'è bisogno più di cuore che di metodo.

L’empatia non si insegna. Si attraversa.

Molti genitori cercano di essere empatici con i propri figli adolescenti. Leggono, si informano, provano a dire le parole giuste. Ma spesso, nonostante gli sforzi, il figlio si chiude, si irrita, si allontana. Perché?


Perché l’empatia non è una formula. Non è una tecnica da applicare. È una presenza che nasce da ciò che abbiamo vissuto, da ciò che ci ha toccato, da ciò che ci ha fatto male e ci ha insegnato a stare. Un figlio sente subito se l’ascolto è autentico o se è “educativo”. Se il genitore sta davvero cercando di capire, o se sta solo cercando di gestire.


Essere empatici non significa dire “ti capisco”. Significa riconoscere l’emozione dell’altro anche quando è scomoda, anche quando non la condividiamo. E questo richiede una cosa sola: averla vissuta. Un genitore che ha attraversato la paura, la rabbia, il senso di esclusione… saprà riconoscerli nel figlio. Non perché li ha studiati, ma perché li ha sentiti.


2. L’empatia come ponte tra esperienze diverse

L’adolescente vive un mondo emotivo intenso, spesso confuso, a volte contraddittorio. E il genitore, se non riesce a entrare in quel mondo, rischia di restare sulla riva opposta. Ma l’empatia è proprio quel ponte. È la capacità di dire: “Non so esattamente cosa provi, ma so cosa significa sentirsi così.” È la disponibilità a non giudicare subito, a non correggere, a non minimizzare.


Molti ragazzi raccontano di sentirsi “non capiti” in famiglia. Non perché i genitori non vogliano capirli, ma perché non riescono a mettersi nei loro panni. Eppure, basta poco. Basta ricordare cosa si provava a quell’età. Basta riconoscere che anche noi, da adolescenti, ci siamo sentiti persi, arrabbiati, incompresi. L’empatia nasce quando smettiamo di essere “educatori” e torniamo ad essere esseri umani che si riconoscono.


📌 Un figlio non ha bisogno di un genitore perfetto. Ha bisogno di un genitore che sappia dire: “Quello che provi ha valore. Anche se non lo capisco del tutto.”


3. L’empatia non è debolezza. È la forza di restare anche quando non si ha la risposta.

Essere empatici non significa essere permissivi. Non significa dire sempre sì. Significa restare presenti anche quando il figlio è difficile da gestire, anche quando non si sa cosa dire, anche quando si vorrebbe solo chiudere la porta.


L’empatia è la forza di dire: “Non so come aiutarti, ma sono qui.” È la capacità di contenere l’emozione dell’altro senza farsi travolgere. È il coraggio di non avere soluzioni, ma di offrire uno spazio sicuro.


Molti genitori temono che l’empatia li renda deboli. Ma è vero il contrario: chi sa restare accanto a un figlio arrabbiato, chiuso, provocatorio… senza perdere la calma, senza reagire con durezza, sta mostrando una forza relazionale enorme.


🧡 L’empatia è il gesto che dice: “Ti vedo. Ti riconosco. E non ti lascio solo.”


Conclusione – Consigli pratici per allenare l’empatia nella relazione genitore–figlio

👂 Ascolta senza interrompere. Lascia che tuo figlio finisca di parlare, anche se non condividi. Il silenzio è già empatia.


💬 Riformula con delicatezza. Es. “Mi sembra che ti sei sentito escluso… è così?” → Questo fa sentire visti.


🧠 Ricorda cosa provavi tu alla sua età. Non per paragonare, ma per riconoscere.


🕊️ Accetta anche le emozioni scomode. Non cercare di tranquillizzare subito. Resta. Stai. Ascolta.


📆 Crea momenti di ascolto non giudicante. Una passeggiata, una cena, un momento sul divano. Senza consigli. Solo presenza.


📩 Senti che tuo figlio non si apre, non si fida, non si lascia avvicinare?

Forse non ha bisogno di risposte. Forse ha bisogno di sentirsi riconosciuto. ✨ Prenota una consulenza con me — Ti guiderò nel costruire una relazione basata sull’empatia vissuta, non solo pensata. 📘 Perché l’empatia non nasce dalla teoria. Nasce da ciò che ci ha toccato davvero.

by dr.ssa Maria Teresa Napolitano
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