Adolescenti: istruzioni per l'uso.
Il buon genitore
non serve essere perfetti, serve esserci
Essere un buon genitore: la performance vs. la presenza
In un mondo inondato di manuali, consigli e immagini patinate sui social media, la genitorialità è spesso percepita come una performance. Ci sforziamo di essere i genitori perfetti: quelli che non alzano mai la voce, che hanno sempre la risposta giusta, che riescono a gestire ogni crisi con calma olimpica. Ci sentiamo bene quando nostro figlio prende un bel voto, quando ci dice "ti voglio bene" o quando gli altri ci fanno i complimenti per la sua educazione. E in quei momenti, ci chiediamo: "Ecco, forse sono un buon genitore".
Ma cosa succede quando falliamo? Quando alziamo la voce per la stanchezza, quando non riusciamo a risolvere un problema di matematica o quando non capiamo perché nostro figlio è così arrabbiato? In quei momenti, il senso di colpa può essere schiacciante, e la nostra autostima di genitore crolla. Cerchiamo la validazione in risultati tangibili: il bambino felice, la casa in ordine, i compiti finiti. Ma questi non sono il metro di misura della nostra bontà genitoriale.
Essere un buon genitore non è una performance da recitare. Non è il voto che prende tuo figlio, la quantità di attività extracurriculari che fa o il fatto che non faccia mai i capricci. È qualcosa di molto più profondo e meno visibile. È la capacità di esserci, di essere presenti, di mostrarsi. È un'intenzione, un tentativo continuo di fare del proprio meglio, sapendo che "il meglio" non significa perfezione, ma impegno e amore. La vera forza non sta nel non sbagliare mai, ma nel riconoscere i propri errori e chiedere scusa.
Il valore dell'imperfezione: quando esserci è più che fare
La pressione sociale e le nostre stesse aspettative ci portano a credere che un buon genitore debba "fare" sempre qualcosa: organizzare, risolvere, accompagnare, spiegare. Ma il vero valore risiede nell’"essere". Essere un porto sicuro in cui tuo figlio può rifugiarsi, anche se la tempesta che vive è solo una sua sensazione. Essere una presenza silenziosa, che non giudica, ma accoglie.
Ci sono momenti in cui ti sentirai un buon genitore non perché hai risolto un problema, ma perché hai provato a capire. Quando tuo figlio ti cerca per un abbraccio dopo una lite, quando ti racconta di un dolore che non riesci a comprendere pienamente, o quando ti affida un segreto sapendo che lo proteggerai, è lì che la tua presenza conta più di ogni altra cosa. La sua fiducia non nasce dalla tua perfezione, ma dalla tua affidabilità.
Accettare la propria imperfezione come genitore è un atto di coraggio. È un modo per mostrare a tuo figlio che va bene non essere perfetti, che si può sbagliare e che la cosa più importante è la relazione, non il risultato. È in quei momenti di imperfezione, in cui ti mostri vulnerabile e umano, che il legame si rafforza davvero. È in quei momenti che tuo figlio impara l'empatia e la resilienza.
Esserci davvero: al di là del "cosa"
Essere presenti non significa essere sempre fisicamente accanto a tuo figlio, ma essere emotivamente disponibili. Non è solo ascoltare ciò che dice, ma anche cogliere ciò che non viene detto. È connettersi con i suoi sentimenti, senza minimizzarli o giudicarli.
Cosa ti fa sentire un buon genitore? Forse è quando, dopo una giornata difficile, tuo figlio ti abbraccia. Forse è quando riesci a non urlare, anche se vorresti. O forse è quando ti rendi conto che stai imparando tanto da tuo figlio quanto lui sta imparando da te.
La bontà genitoriale non si misura in eventi eccezionali, ma nella quotidianità. È la pazienza durante i compiti, il gesto di mettere una mano sulla spalla durante una passeggiata, il silenzio condiviso mentre guardate un film. Questi piccoli, apparentemente insignificanti momenti, sono il tessuto connettivo della vostra relazione. Sono la prova che "essere" conta più di "fare".
Conclusioni: consigli pratici per coltivare la presenza
- Accetta l'imperfezione: Lascia andare l'idea di essere un genitore perfetto. Impara a perdonare i tuoi errori e a chiedere scusa ai tuoi figli quando sbagli.
- Pratica l'ascolto attivo: Quando tuo figlio ti parla, metti via il telefono e ascoltalo davvero. Non limitarti ad aspettare il tuo turno per parlare, cerca di comprendere i suoi sentimenti.
- Crea momenti di connessione: Non devono essere per forza grandi eventi. Una passeggiata, un momento in cucina, un gioco da tavolo. Trova il tempo per connetterti senza uno scopo preciso, semplicemente per il piacere di stare insieme.
- Mostra le tue emozioni: Non nascondere la tua umanità. Mostra che puoi essere triste, stanco o arrabbiato, e spiega ai tuoi figli come gestisci quelle emozioni in modo sano.
- Lascia che ti guidino: A volte, la cosa migliore che puoi fare è seguire il loro ritmo. Lascia che siano loro a decidere di cosa hanno bisogno in un dato momento, che sia una parola o un abbraccio.
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