Dr.ssa Napolitano

Adolescenti: istruzioni per l'uso.

Dr.ssa Napolitano

Adolescenti: istruzioni per l'uso.

Essere visti

2025-08-13 19:06:55

Il bisogno invisibile degli adoelscenti

Essere visti non è solo essere guardati. È sentirsi riconosciuti.

In famiglia, si parla, si vive insieme, si condividono spazi. Ma questo non significa che ci si senta davvero visti.

Per un adolescente, “essere visto” significa che qualcuno si accorge di ciò che prova, di ciò che pensa, di ciò che lo rende unico.

Significa che il genitore non si limita a osservare il comportamento, ma cerca di cogliere l’identità che lo muove.

Molti ragazzi raccontano di sentirsi invisibili. Non perché nessuno li guarda, ma perché nessuno li riconosce.

Frasi come “Sei sempre il solito”, “Non capisci mai”, “Ti comporti così per attirare l’attenzione” sono etichette che cancellano la complessità.

E quando un figlio non si sente visto, smette di mostrarsi. Si chiude. Si difende. Oppure provoca, nel tentativo disperato di dire: “Guardami davvero.”

👁️ L’adolescente non chiede perfezione. Chiede presenza. Chiede uno sguardo che non giudica, ma cerca.

2. Il rischio dell’abitudine: quando il figlio diventa sfondo

Nel ritmo frenetico della quotidianità, è facile che il figlio diventi “parte del paesaggio”. Si risponde ai suoi bisogni, si gestiscono le sue richieste, si controllano i suoi comportamenti… ma si smette di guardarlo davvero.

E lui lo sente.

Essere visti significa che qualcuno si accorge dei piccoli cambiamenti. Di un tono diverso. Di un silenzio più lungo. Di una battuta che nasconde qualcosa.

Significa che il genitore non si limita a dire “Come è andata?” ma sa chiedere: “Ti ho visto pensieroso oggi. Cosa succede dentro di te?”

Quando il figlio percepisce che lo sguardo dell’adulto è attento, curioso, rispettoso… si apre.

Quando invece sente che tutto è automatico, che nessuno lo nota davvero, si spegne.

E il legame si indebolisce. Non per mancanza d’amore, ma per mancanza di riconoscimento.

📌 Vedere un figlio significa accorgersi di lui anche quando non chiede nulla.

3. Lo sguardo che costruisce identità

L’identità di un adolescente si forma anche attraverso lo sguardo degli altri.

Se si sente visto come “quello che sbaglia sempre”, inizierà a pensarsi così.

Se si sente visto come “quello che non parla mai”, smetterà di cercare le parole.

Ma se si sente visto come “quello che sta cercando di capire chi è”, allora si sentirà libero di esplorarsi.

Il genitore ha un potere enorme: può offrire uno sguardo che costruisce, non che definisce.

Può dire: “Ti vedo quando sei in difficoltà, anche se non lo dici.”

Può dire: “Mi interessa sapere cosa pensi, anche se non sono d’accordo.”

Può dire: “Tu sei più di quello che fai. Sei anche quello che senti.”

🧡 Questo tipo di sguardo non corregge. Non controlla. Non incasella.

Questo sguardo accompagna. E accompagna davvero.

Conclusione – Consigli pratici per genitori che vogliono “vedere” davvero i propri figli

👁️ Osserva senza fretta.

Prenditi qualche minuto al giorno per guardare tuo figlio senza aspettarti nulla. Solo per notare.

💬 Fai domande che aprono, non che analizzano.

Es. “Cosa ti ha fatto sorridere oggi?”, “Hai pensato a qualcosa che ti ha colpito?”

🧏‍♀️ Riconosci anche i gesti piccoli.

“Ho visto che hai aiutato tua sorella. È stato bello.” → Questo costruisce identità.

📆 Crea un rituale settimanale di sguardo condiviso.

Una passeggiata, una cena, un momento sul divano. Senza distrazioni. Solo presenza.

🧠 Evita le etichette.

Ogni volta che stai per dire “Sei sempre…”, fermati. E prova con: “Oggi ti vedo diverso. Raccontami.”

📩 Senti che tuo figlio si sta spegnendo, si chiude, si allontana?

Forse non ha smesso di comunicare. Forse ha smesso di sentirsi visto.

Prenota una consulenza con me — Ti guiderò nel costruire uno sguardo che riconosce, accoglie e accompagna.

📘 Perché ogni figlio ha bisogno di sentirsi visto. Non solo gestito.

by dr.ssa Maria Teresa Napolitano