Dr.ssa Napolitano

Adolescenti: istruzioni per l'uso.

Dr.ssa Napolitano

Adolescenti: istruzioni per l'uso.

Anche quando mi chiudo tu resti

2025-11-12 00:04:50

L'importanza della presenza dei genitori nonostante tutto

1. Il ritiro dell’adolescente: una fase, non un rifiuto

Durante l’adolescenza, è comune che i ragazzi si chiudano, si isolino, si ritirino nel proprio mondo.

A volte lo fanno fisicamente, chiudendosi in camera. Altre volte emotivamente, evitando il dialogo, rispondendo a monosillabi, alzando muri invisibili.

Per un genitore, questo comportamento può essere doloroso. Si può vivere come un rifiuto, come una distanza che fa male.

Ma nella maggior parte dei casi, non è un allontanamento affettivo. È un bisogno evolutivo.

Il figlio si chiude per cercare sé stesso, per proteggersi, per elaborare emozioni che non sa ancora nominare.

E proprio in quei momenti, ha bisogno di sapere che il genitore non se ne va.



2. Restare nel legame, anche nel silenzio

Restare non significa forzare.

Significa esserci, anche se non si viene cercati.

Significa accettare il silenzio come parte del processo, senza viverlo come un fallimento.

Il genitore che sa restare nel legame, anche quando il figlio si chiude, trasmette un messaggio potente: “Non devo capirti per volerti bene. Non devo parlarti per esserci.”

Questa presenza silenziosa, coerente, non giudicante, è una delle forme più profonde di amore.

È ciò che permette al figlio di sapere che, anche se si allontana, c’è sempre un posto dove tornare.



3. Il rischio di reagire con chiusura

Quando un figlio si ritira, il genitore può sentirsi respinto. E può reagire chiudendosi a sua volta.

Può smettere di cercare il dialogo, può irrigidirsi, può interpretare il silenzio come disinteresse.

Ma questa reazione rischia di creare una distanza ancora più profonda.

L’adolescente, anche se non lo dice, osserva.

E se percepisce che il genitore si è ritirato, può sentirsi abbandonato.

Per questo è fondamentale distinguere tra rispetto dello spazio e distacco emotivo.

Restare non significa invadere. Significa continuare a offrire presenza, anche senza parole.



4. Gesti che dicono: “Io ci sono”

Ci sono modi semplici, ma profondi, per dire “io ci sono” anche quando il figlio si chiude.

Un pasto lasciato pronto. Una frase lasciata sul comodino. Una carezza data senza aspettarsi nulla.

Anche un silenzio condiviso sul divano può diventare un ponte.

Il corpo, lo sguardo, la coerenza quotidiana parlano più di mille parole.

E quando il figlio sarà pronto, saprà dove tornare.

Perché il legame non si spezza se il genitore resta.

Anche nel silenzio. Anche nella distanza. Anche quando sembra che non serva.



Conclusione – Cosa puoi fare, concretamente

👂 Accetta il ritiro come parte del processo di crescita

🧭 Resta disponibile, anche se non sei cercato

💬 Evita di reagire con chiusura o frustrazione

🧡 Offri piccoli gesti quotidiani che dicono: “Io ci sono”

📌 Ricorda: anche quando tuo figlio si chiude, il legame può restare vivo. Se tu resti.



📩 Tuo figlio si isola, si chiude, si allontana?

Forse non è un rifiuto. Forse è una richiesta silenziosa di spazio e sicurezza.

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📘 Perché anche quando si chiude… tu puoi restare.


by dr.ssa Maria Teresa Napolitano