DEBORAH FRATUCELLO

Animals & Nature

LA PUNTURA ALLA FINE DELLA VITA... SI O NO?

2019-12-08 08:23:11

In questo post vi racconterò della mia personale esperienza. Non sentitevi in alcun modo giudicati per le vostre scelte passate o future. Ognuno di noi fa sempre il meglio con gli strumenti che ha a disposizione. Ringrazio fin d'ora chi arriverà alla fine di questo articolo <3

Quindi, voglio raccontarvi la mia esperienza per darvi un altro punto di vista, degli spunti che poi se vorrete approfondirete, per ricordarvi che esiste sempre un'altra scelta.


VI PARLO PER QUELLO CHE SO ORA, PER QUELLO CHE NEGLI ULTIMI GIORNI ZAGO MI HA INSEGNATO, fino all'ultimo respiro... e continua tutt'ora...


Solo un mese fa... anche per me sarebbe stato tutto molto astratto, nebuloso...


Il mio cane se ne è andato un mese fa.


Un anno fa esatto è iniziato tutto... anzi, tutto è iniziato 13 anni e mezzo fa, quando abbiamo iniziato il nostro percorso insieme.


Noi ci siamo presi cura di lui, abbiamo fatto il meglio che potevamo.


Ma non ci siamo accorti che in realtà, a parte la parte pratica (cibo, acqua, passeggiate, etc.), è stato lui che si è preso cura di noi.


Lui ha tenuto unita la famiglia.

 ... e quando la famiglia ha seriamente iniziato a incrinarsi... lui si è ammalato...


Non abbiamo MAI capito cosa avesse realmente.
L'intestino era il suo problema ma gli esami erano tutti negativi.
Ma lui era arrivato ad essere pelle e ossa.
Poi ha iniziato a camminare poco.
Poi non si riusciva più ad alzare ma una volta alzato camminava un pochino e riusciva a fare i bisogni.


Tre settimane fa ha avuto un ictus.
Non riusciva praticamente più nemmeno a sorreggersi mentre faceva la pipì, le feci le faceva sempre da sdraiato.


Da aprile non ho praticamente più dormito per più di due ore consecutive perché lui chiamava per bere, uscire a fare i bisogni, essere girato.


Io che venivo da 4 anni di allattamento (cioè di notte sveglia ogni ora e mezza) e avevo smesso di allattare di notte da tre giorni.


Ho dormito nel mio letto per tre notti e poi... Zago ha iniziato a chiamare di notte. Era aprile.


Nelle ultime due settimane, dall'ictus in poi, siccome abbaiava molto piano, ho iniziato a dormire sul divano.


Ogni giorno, tra uscite in giardino, pulirlo quando defecava (4-5 volte al giorno), sorreggerlo mentre mangiava o beveva), richiedeva tra le 4 e le 5 ore.


E di giorno lavoro! A casa, ma lavoro. E ho il mio bimbo di 4 anni sempre con me perché non va all'asilo.


Quindi di giorno non potevo dormire.


Ero uno straccio... non all'apparenza (un po' di trucco aiuta molto!), ma dentro... ma non crollavo.


Non vi racconto questo per vantarmi o per essere compatita. 


Ma perché se lo vogliamo, se il perché è forte, possiamo fare l'impossibile.
(avevo avuto una conferma di ciò a giugno, camminando per 6 metri sui carboni ardenti... questa è un'altra storia ma mi aiutato molto a non arrendermi, consapevole che siamo molto piu forti di quello che pensiamo, di quello che il mondo ci vuole far credere, sia fisicamente che emotivamente).


Intorno a me molte persone mi dicevano: "Come fai!? Ma non puoi andare avanti così... perché non gli fai la puntura?"


D'istinto io pensavo: "Ma non posso mica ucciderlo perché io non dormo!"


Lui c'era con la testa, è stato presente fino all'ultimo respiro.


A momenti soffriva a livello intestinale (aria o crampi) ma è sempre stato monitorato.


Come potevo guardarlo negli occhi e dirgli: "Sai... non dormo... ho bisogno di dormire... tu stai così... dai su, sei un Border Collie, dovresti correre invece stai vegetando e non sappiamo nemmeno per quanto tempo ancora!" (ad aprile ci avevano dato 6 mesi, è arrivato a 7 mesi).


Si, aveva invalidato tutte le nostre vite: non potevamo lasciarlo solo, se lo portavamo con noi era sempre col rischio che defecasse in macchina (come è successo).


Ma... lui non si è mai lamentato. Non si è mai depresso. Ha accettato tutto con una forza... che solo ora capisco.


Ha accettato i momenti in cui gli dicevo che non ce la facevo più...


Ha accettato quando continuava a sporcarsi, quando non era più indipendente e doveva farsi pulire.


Ha accettato di farsi prendere sempre in braccio, lui che odiava essere preso in braccio, essere costretto fisicamente.


Si godeva i momenti in cui, tempo permettendo, stavamo in giardino sdraiati, lui che non è mai riuscito a rilassarsi all'aperto (Border Collie = fare fare fare, giocare giocare giocare, correre correre correre), quando lo mettevo sotto al portico a prendere al sole mentre io lavoravo al pc.


Nell'ultima settimana ho dovuto accettare che eravamo arrivati.


Ho sospeso tutti i prodotti - anche se naturali - che gli stavo dando.


Anche se sono un veterinario non riuscivo a prendere in considerazione la puntura.


Lui c'era di testa!


Mi sono ricordata di un collega, Stefano Cattinelli, esperto nell'accompagnamento empatico alla morte degli animali.


Mesi fa avrei potuto frequentare il suo corso ma... mi sono nascosta e non ho voluto.


La morte fa paura.
La morte mi fa paura.
La morte mi faceva paura.
Non tanto la mia quanto quella dei miei cari.
Perché loro vanno e io... rimango... con un vuoto immenso.

Ma loro, gli animali, non hanno paura della morte, per loro è normale.

Sentivo che il momento si avvicinava.


Non mi rimaneva molto tempo... cosa potevo fare?


Avevo la notte, le notte insonni che erano diventate la mia forza.


Internet il nostro compagno.


"Accompagnamento empatico alla morte"


Non c'è molto su internet, più che altro sono sempre le stesse frasi che vengono ripetute.


Ma ha iniziato ad essermi tutto più chiaro, a risuonare forte in me.


Ho temporeggiato ancora un pò... non volevo accettare che eravamo arrivati al momento dei saluti.


Per fortuna, grazie al fatto di avere un bimbo che ad aprile stava per compiere i 4 anni, ho elaborato per lui (e alla fine anche per me) tutto un percorso a tappe, delle ancore che ci hanno aiutato molto.


A Matteo avevo detto da subito che Zago sarebbe andato a trovare i suoi genitori in cielo e che aveva bisogno del nostro aiuto: dovevamo costruirgli una astronave!


Così a giugno l'astronave era pronta: il sopra con le nostre impronte, ali e cuori ai lati, fanali davanti e il fuoco di un razzo dietro.


"Ma non tornerà più Zago?"
"No tesoro"
"E noi non possiamo andarlo a trovare?"
 "... ehmmmm, si... prima o poi andremo a trovarlo..."


Matteo ha vissuto con consapevolezza e massima responsabilità gli ultimi mesi di Zago.


Era il mio infermiere quando Zago aveva scariche di diarrea per lunghe mezz'ore... mi portava sacchetti, scottex, spray...


"Posso vedere la cacca di Zago?"
"Mammaaaaaa Zago sta chiamando!!!" quando ero al primo piano di casa e Zago abbaiava piano...



Torniamo agli ultimi giorni.


Mi sono decisa e concluso l'ordine del libro che mi stava aspettando nel carrello di Amazon da 48 ore:


"Amici fino in fondo" 

del veterinario Stefano Cattinelli.


Più io procedevo in questo percorso, più Zago sembrava più tranquillo, più sereno.


Il 31 ottobre ho pensato che sarebbe stata una bella notte per salutarci... ma non avevo ancora finito di leggere il libro.


Ho dormito per terra di fianco a Zago, una mano sul suo cuore.


La nostra Micia sulla sedia di fianco a noi.


Lei c'è sempre stata nei momenti piu importanti, e questo era un segnale chiaro e forte.


Ma il 1° novembre Zago era ancora lì. Controllavo regolarmente che respirasse. Tutto ok.


La temperatura corporea nella norma.


Ho finito il libro.


C'erano molti spunti, molte storie, molti concetti... per nulla semplici perché non ci vengono insegnati, nessuno ci insegna queste cose, anzi.


Mettersi in ascolto.


Un ascolto particolare.


Non è ascoltare come se io fossi in lui ma ascoltare lui.


La questione non era: "Gli faccio la puntura perché non è giusto che viva così"


La domanda era: "Zago cosa vuole?"... e ascoltare la risposta.


Zago voleva stare con noi!


Una delle ultime sere Matteo lo ha confermato.
"Zago non parte ancora mamma vero?"
"No amore"
"... e io so il perché"
"Davvero? Dimmi cucciolo"
"Perché qui con noi sta bene"


Sarebbe "stato bello" salutarci la notte del 31 e poi stare lì a metabolizzare durante i 3 giorni di festa.


Invece Zago ha voluto passare con noi i tre giorni di festa.


Come cambia la prospettiva.


L'ultima notte... ha iniziato ad abbaiare costantemente dalle 1,30. 


Un abbaio rauco, basso. Un richiamo da lontano.


Ha mangiato fino all'ultimo pasto.
Ha bevuto fino all'ultimo.
Ha fatto pipì in piedi alle 5 di mattina.
Ha defecato alle 7 di mattina.
Dalle 5,30 mi sono sdraiata di nuovo di fianco a lui.


Mi ha messo il muso sotto il braccio e abbiamo riposato un'oretta.


Si è svegliato mio marito e... dopo mezz'ora è partita la crisi epilettica di Zago.

Ha aspettato che si alzasse lui per salutarci.


Voleva che fossimo insieme, come quando la nostra avventura ha avuto inizio.


Una luuuunga crisi epilettica, 45 minuti, partita con qualche debole tremolio che poi ha raggiunto l'apice.


Poi il silenzio.
Il cuore batteva.
Poi 3 rantoli.
La mia mano sul suo cuore, il battito era al minimo.
L'ultimo respiro, non c'era più.


Il suo cuore ha ripreso a battere forte... un minuto... poi... di colpo, si è fermato.


Ho pulito tutto.


Sono andata a prendere la sua astronave, l'ho messa sul divano.


L'ho adagiato comodo, con una copertina.


Ho aspettato che Matteo si svegliasse e lo abbiamo coccolato, pianto, festeggiato per tutto il giorno.


Gli abbiamo preparato una ciotola di cibo e l'acqua per il viaggio, la valigietta con kong, giochi, spazzola, tagliaunghie.


Abbiamo fatto dei disegni che gli abbiamo messo nell'astronave perché così si ricorderà di noi.

Con il vicino di casa abbiamo scavato la sua tana nel nostro giardino, tutti insieme.


Vicino a dove è la placenta di Matteo.


Non ho voluto inchiodare il coperchio dell'astronave, l'abbiamo chiusa con un nastro blu, uno di quelli per la nascita di Matteo.


... vita e morte... morte e vita... che si intrecciano...


La prima palata di terra sulla sua astronave... è stata come ricevere una coltellata... volevo mettermi a urlare di smetterla, volevo andare a prenderlo e coccolarlo, ancora... per sempre...


Matteo non ha voluto che partisse quella notte, gli ha chiesto di stare con noi ancora un giorno.


Allora ho comprato le lanterne cinesi, per facilitare a Matteo il concetto del lasciar andare.


La sera seguente abbiamo fatto partire due lanterne... in mezzo l'astronave... che non abbiamo visto bene bene ma c'era...


"Zago ora non c'è più mamma?"
"Zago sarà sempre con noi amore"
"E dove?"
"Qui (nella mente, quando vuoi lo puoi ricordare) e qui (nel cuore)"
"Ma Zago è troooooooppo grande per stare nel cuore!"
"Nessuno è troppo grande per stare nel cuore"


*** *** ***


Perché vi ho raccontato tutto questo?


Perché quando vi proporranno la puntura, l'eutanasia, chiunque ve la proponga... non ponete domande a voi stessi, chiedete al vostro animale: 

"Cosa vuoi, di cosa hai bisogno, cosa posso fare per te?"


E restate in ascolto, col cuore e con l'anima.


Molte difficoltà si possono superare.


Un dog sitter, un parente che ci aiuta, un amico.


Non datevi per vinti, non smettete di crederci.


Loro ci stanno a fianco una vita, hanno il diritto di averci a fianco anche quando diventano scomodi e complicati.


Noi abbiamo il dovere morale di accompagnarli, sostenerli, non farli sentire un impiccio.


Dico queste cose perché sono sentimenti che ho provato in prima persona, sentendomi in colpa.


Ma Zago non me ne ha mai fatto una colpa.


Perché loro vedono oltre, arrivano in fondo al nostro cuore, dietro le nostre paure.

Non vi chiederò di raccontare le vostre esperienze perché non voglio che riviviate momenti di sofferenza.


Ricordate i vostri animali nei momenti felici!


Ora siamo nel periodo del lutto, ancora dopo un mese... coccoliamo il suo ricordo e lo ricordiamo spesso, al tempo presente, perché... è giusto così e così ci sentiamo di fare.


Grazie a Matteo viviamo intensamente anche questi attimi, perché è giusto, è normale, è umano così.


 Zago si merita anche questo.


 Un abbraccio virtuale a tutti quelli che sono arrivati a leggere fino in fondo <3

by Dott.ssa Deborah Fratucello