Claudio Bandello

La Mente Crea, Oltre a Mentire

2020-08-22 19:14:54

di Claudio Bandello, del 22 Agosto, ore 21:12.

La Mente Crea La Realtà, Oltre Che Mentire. In Germania solo i filosofi riconoscono il grande debito con la tradizione greco-ellenistica. A dimostrazione di ciò i filosofi tedeschi hanno dominato la scena del 900. Ma l'insipienza, quindi l'incoscienza, dell'attuale classe dominante è tale da sostenerne il saccheggio legalizzato in atto. E  ciò che mi delude e duole in questo clima di austera ed insulsa banalità complessa, oltre all'oggetto di cui sopra, è l'ignavia e l'ignoranza dei rispettivi paesi partnes, impegnati  ed avvitati ad amministrare  fumo negli occhi dei popoli i quali vedono, di volta in volta,  mutare i soggetti e gli oggetti di una qualche crisi . Un modello tragico, e che Eschilo mi perdoni, che di catartico ha solo l'imbarbarimento che ne deriva e che assume i caratteri sempre più patafisici e grotteschi, essendo terribilmente alimentato da menzogne fondate a loro volta su menzogne ove poi l'industria culturale pone fisiologicamente i suoi sigilli. Il modello, sottilmente ma totalmente manipolato, che ne scaturisce viene assorbito epidermicamente e propugnato, dotandosi e reclutando schiere di marionette pedagogiche viene diffuso. Marionette tutte tese a diffondere, se non ad imporre per certi versi, pena l'esclusione dai giochi, una "visione del mondo" frivola di nessuno spessore , consistenza e fondatezza, che nulla ha a che vedere con quella visione o forma mentis  strettamente connessa con la nozione di contemplazione, (altro che pregare o meditare ,la psiche crea campi morfici e molte menti creano, mondi e realtà)  tanto cara ai filosofi ed ai poeti greci. Quindi se trattasi di velleità trans-estetiche o meta-estetiche (attraverso l'estetico o l'estetico che sperimenta se stesso), atte a  sostituire alla realtà un improbabile teatro, sarebbe giusto rendersi conto quanto il dubbio  rafforzi e chiarisca processi di produzione del senso ed ogni indagine attorno alle verità . Dubbio, attraverso cui ognuno può, a sua volta, sperimentare quel "so di non sapere", socratico o paradossalmente presocratico, ed assumerlo come condizione aprioristica di innocenza, innocenza dello sguardo,. O un liberarsi dal condizionamento, da ogni condizionamento ed in linea di principio.  L'autentica innocenza insita nello scoprire, quella del fanciullo cosmico, solo essa può restituirci un vedere oltre i veli, oltre gli strati semitrasparenti del simulacro e delle simulazioni che distorcono e deformano, come un prisma, e la realtà, ed il modo stesso di osservarla. Per la contemplazione ci affidiamo ai quozienti  ed all'interesse e all'amore per la verità, o le verità. Da qui, oltre all'imbarbarimento come risultante catartica del tragico fatto realtà, o dato reale, vi è l'altra componente , forse più drammatica, che in termini di catarsi agisce subdola e sotterranea, impercettibile, come una funzione atta a ridurre potenziali quozienti, anestetizzandoli. Come se la colpa , latente e strisciante, sporcasse la visione innocente. Colpa assoluta, prometeica, per aver visto, nel vedersi visti, oltre i veli, innocentemente. La stessa innocenza che si smaterializza appena subito dopo aver percepito il disegno diabolico che sottende codesta e più prossima realtà. O almeno... Quella che l'élite prova a venderci in quanto tale.

 

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