Arte & Intrattenimento
Resoconto della serata di presentazione del libro "Il volo di Icaro. Elzeviri filosofici" di Sossio Giametta
Ripropongo agli amici Camers il resoconto della serata di presentazione del libro "Il volo di Icaro. Elzeviri filosofici", di Sossio Giametta, avvenuta nel salotto della scrittrice Lidia Sella in data 3 novembre 2009.
Ciò che mi ha colpito di Sossio Giametta, noto come il più fine traduttore italiano e commentatore delle opere di Nietzsche e di Schopenhauer, nell’opera Il volo di Icaro. Elzeviri filosofici, ed. Il Prato, 2009 (http://www.filosofico.net/100talleri/copicaro1.jpg), è, ancor prima delle sue originali riflessioni, lo stile espositivo, chiaro ed essenziale. Vorrei riportare in proposito il pensiero - tratto dalla recensione a un'altra opera dell'Autore, Madonna con bambina e altri racconti morali - del compianto Giuseppe Bonura: “Giametta si distingue per una prosa meticolosamente sorvegliata, sintattica al massimo grado, avvolgente e ipnotica”. E che l’opera Il volo di Icaro. Elzeviri filosofici sia sì filosofica, ma rivolta ad ogni tipo di lettore, proprio per la tensione narrativa avvincente, è stato detto da Raffaele La Capria nell’articolo “Le ali di Nietzsche e il volo di Icaro”, che parafrasa il titolo del libro, in Corriere della Sera del 25 giugno c.a.: “(omissis). Devo premettere che io non sono un cultore della materia, come si dice, e non ho una mente filosofica, ma so che la filosofia è una dimensione costitutiva della persona, così come la dimensione razionale, quella estetica, quella politica, quella affettiva, e dunque questi elzeviri possono aiutare anche uno come me a capire molti problemi che sonnecchiavano nel mio animo e ogni tanto apparivano in forma di domande cui sentivo di dover trovare una risposta. La prima di queste domande, quella che tutti ad un certo momento si pongono, riguarda il rapporto con quella realtà misteriosa ed enigmatica che è l’esistenza del mondo in sé, nella sua totalità. Pur restando indecifrabile, la filosofia lo rende pensabile secondo i canoni umani. Nel libro Giametta scrive: «Ciascun essere vivente è oggettivamente una interpretazione del mondo», e di conseguenza, anche senza rendersene conto, lo antropomorfizza. Ed è questo che facciamo tutti continuamente. (omissis) ”.
E’ stata una memorabile serata, non solo per l’accoglienza dell’amica Lidia Sella, che non si è risparmiata a preparare prelibate pietanze che hanno piacevolmente intrattenuto gli invitati, ma anche per lo svolgimento, ad incontro con l’Autore iniziato, della presentazione, delle spiegazioni del prof. Giametta e del dibattito conclusivo. E nonostante il sovrannumero degli ospiti, rispetto ai posti a sedere dell’elegante salotto di Lidia, tutta la serata si è svolta in religioso (!) silenzio e senza bisogno di microfono.
Ringrazio ciascuno di voi per gli interventi e in particolare: l’ing. Riccardo Monelli, i colleghi avv. Enrico Visciano e Riccardo Maggioni, la stessa dr.ssa Lidia Sella, la dr.ssa Angela Da Col. Alcuni di voi mi hanno segnalato la difficoltà a reperire il libro nelle librerie. Riporto allora il collegamento all’opera per l’acquisto on-line:
http://www.webster.it/libri-volo_icaro_elzeviri_filosofici_giametta-9788863360554.htm
Avete visto che, nella presentazione dell’opera, ho concluso in modo inatteso, perché dopo aver riassunto il pensiero dell’Autore sull’importanza della filosofia, ho spiegato la diversa visione della realtà a cui potrebbe condurre un approccio scientifico, divergendo dall’Autore sull’enigma del mondo, che per lui resterà irrisolvibile. Scrive infatti Giametta: “Il tentativo dell’uomo di inglobare il mondo nella sfera intra-umana, antropomorfica, della sua conoscenza, è un sforzo titanico destinato al fallimento. (…) Perché nessun essere umano può esprimere quindi la c.d. realtà ultima, quella instabile ed enigmatica “costituzione” di tutte le cose, potendo al massimo renderla pensabile secondo canoni umani”. Io sostengo invece che non ci siano limiti umani alla capacità di scoprire sempre più nel profondo la realtà, fino ad arrivare ad una “teoria del tutto” già preconizzata dalla fisica quantistica nella c.d. Teoria delle Stringhe, un “modello fisico” (più che una teoria) che descrive la realtà fisica in maniera diversa dalle teorie fisiche più largamente accettate.
Gli elettroni, i protoni e i neutroni, non sarebbero più descritti come degli oggetti puntiformi, come ci hanno sempre insegnato ad immaginarli, ma come delle sottilissime corde che vibrano e, a seconda di come vibrano, danno luogo alle diverse particelle subatomiche e alle forze che le governano.
Il vantaggio di tale modello fisico consisterebbe proprio nel condurre ad una sorta di “Teoria del Tutto”, in grado di unificare le grandi leggi della fisica.
Dedicherò un apposito articolo al tema sul mio blog MatrixCCC dedicato alla realtà ultima delle cose che le religioni si arrogano il diritto esclusivo di possedere.
Giovanni Bonomo – Candide C.C.
Trascrizione del discorso introduttivo a “Il volo di Icaro. Elzeviri filosofici”,
di Sossio Giametta
Cari amici di Candide,
benvenuti anzitutto in questa nuova sede messa a disposizione, per l’occasione, dall’amica giornalista Lidia Sella, che ho scoperto essermi consona su temi ideali più significativi delle splendide e da me sempre apprezzate cene che talvolta organizza, e che pertanto entra a pieno titolo, quale associata, nel mio Centro Culturale Candide.
Con il titolo dell’opera che viene oggi presentata, Sossio Giametta, mente filosofica eccelsa dei nostri giorni, del quale ho tracciato un breve profilo nel comunicato-invito che avete ricevuto tramite email circolare, rivela già il significato del suo lavoro di sintesi: fare comprendere quanto la filosofia sia stata parte della storia dell’uomo, così come la logica, l’aristotelico “organo”, cioè la ragione, sia parte essenziale dell’uomo.
La filosofia ha spesso anticipato le scoperte scientifiche: la concezione copernicana dell’universo venne intuita già nell’antichità dai filosofi pitagorici, molto prima cioè della conferma sperimentale da parte di Copernico e di Galilei. Lo stesso Galileo Galilei si ispirò a teorie e scoperte che furono già di Giordano Bruno. Nel XVIII secolo Berkeley anticipò l’immaterialità della materia, che solo nel XX secolo Einstein dimostrò con la nota formula E=mc e che solamente la scienza attuale ha definitivamente acquisito dimostrando l’inesistenza di particelle solide della materia.
La filosofia ha integrato, se non anticipato, la stessa storia. E’ nota l’influenza esercitata dall’Illuminismo nella preparazione della Rivoluzione francese. Oswald Spengler ha spiegato che le civiltà hanno un ciclo vitale analogo a quello di organismi che nascono, si sviluppano e poi muoiono, facendo seguire a un periodo di prosperità uno conclusivo di decadenza. Ma già Friedrich Nietzsche aveva anticipato la fine della civiltà cristiano-europea come detentrice del primato mondiale.
Ma perché allora “Il volo di Icaro”? Perché Giametta, pur volando alto con il pensiero, vede oltre queste forze della filosofia per coglierne anche i suoi limiti. Perché il volo di Icaro simboleggia, come sappiamo, l’eterna aspirazione dell’uomo verso l’alto che poi è destinata fatalmente alla caduta. Perché in un universo privo, fino a prova contraria, di senso unitario, il tentativo dell’uomo di inglobare il mondo nella sfera intra-umana, antropomorfica, della sua conoscenza, è un sforzo titanico destinato al fallimento. Perché nessun essere umano può esprimere quindi la c.d. realtà ultima, quella instabile ed enigmatica “costituzione” di tutte le cose, potendo al massimo renderla pensabile secondo canoni umani.
E allora, secondo Giametta, l’enigma del mondo, da cui l’uomo dipende per la sua felicità e infelicità, per il suo incremento e il suo deperimento, per la sua vita e la sua morte, celebra così la sua vittoria. Se l’uomo non può superare l’antropomorfismo, limite inviolabile della sua apertura sulla realtà, gli resta pur sempre – dice l’Autore – la via di antropomorfizzare il più possibile la natura e il mondo.
A me interessava cogliere, in quest’opera, il pensiero di Sossio Giametta come filosofo, non come storico o traduttore, per ciò ho voluto riassumere la sua Weltanschauung, che mi sembra nel suo caso un residuato, se non un precipitato, del pessimismo e nichilismo dei filosofi tedeschi che ha tradotto, in particolare di Schopenhauer e di Nietzsche.
L’astrofisico britannico Stephen Hawking ha sviluppato un modello teorico in cui l'universo non ha confini nello spazio-tempo. Anche la struttura dell’atomo di Niels Bohr, con un nucleo ed elettroni che gli girano intorno, si è rivelata come una semplificazione. Infatti gli elettroni non hanno mai la stessa posizione, e questa è la prova che la materia che vediamo non si trova mai nello stesso punto ma è come se si scomponesse e ricomponesse in ogni momento. Si è allora teorizzata la soluzione degli universi paralleli, universi che sarebbero meno complessi di quanto noi vorremmo credere. Si è scoperto di recente che la materia è composta da stringhe invisibili, ovvero legami labilissimi. Queste piccole stringhe creano un reticolato che compone il tutto, anche ogni elettrone. Sono come delle corde che provocano una melodia le cui vibrazioni compongono le particelle minuscole della materia.
Sinistra destra, alto basso, avanti indietro: queste sono le tre dimensioni in cui ci muoviamo, ma la fisica ha sempre spiegato la necessità di calcolare e spiegare le sue soluzioni con altre dimensioni. Per cui la quarta dimensione (il tempo) nacque per agevolare tali calcoli, ma pare che nello spazio esistano altre e indefinite dimensioni. Le teorie sul Big Bang sono state riviste. Nell’universo si è scoperta di recente una predominante materia oscura ancora di ignota composizione. Il “magnifico irlandese” John Sutart Bell mostra come nel cuore dell’universo permangono misteriose correlazioni tra particelle separate ormai da distanze enormi, dando un contributo allo studio di quel bizzarro fenomeno, il c.d. Entanglement, per cui qualcosa che accade in un posto influenza istantaneamente qualcosa che accade altrove.
A me sembra che già queste scoperte scientifiche dimostrino il superamento dei limiti antropocentrici della conoscenza, che tende all’infinito e che, nella mia visione neoilluministica – per la quale ho anche dedicato a Voltaire e al suo Candide la mia associazione culturale – sarà invece vincente, svelando l’enigma del mondo.
Per ora una cosa è certa: la materia non è ciò che noi vediamo, non del tutto. La materia si muove perché ciò che la compone appare e riappare, si scambia, non è mai nello stesso posto. Muovendosi con una tempistica che noi non potremo mai, forse, concepire. E sottolineo forse, ancora per non dare ragione al pessimismo di Giametta. Anche perché, a mio parere, come il pensiero metafisico è morto, non so se con Heidegger o già con Nietzsche, anche la speculazione filosofica deve cedere il passo a quella scientifica. E sarebbe meglio chiamarla “ricerca” scientifica, per non ripetere gli errori insiti in ogni tipo di speculazione non ispirata da una corretta gnoseologia e rigorosa metodologia.
Magari non il velo di Maya, ma proprio questi veli che compongono le ipotetiche differenti dimensioni saranno tolti e molti misteri disvelati, fino a tracciare quella sognata teoria del tutto che spiegherebbe ogni cosa, l’origine dell’universo e quindi dell’uomo, che magari è più semplice di quanto noi non crediamo e non abbiamo mai potuto credere in millenni di speculazioni filosofiche. Sarà allora un universo talmente semplice da comprendere che non richiederà nemmeno risposte, dopo esserci scoperti parte della natura naturans, per usare un termine coniato da Giordano Bruno nell’opera "De la causa, principio, et Uno" e poi ripreso dal filosofo olandese Baruch Spinoza. Soprattutto quando l’uomo saprà affrancarsi dalla sua originaria, organica, fragile e mortale natura, quando l’uomo arriverà a vedere da una visuale sempre più ampia la realtà ultima delle cose.
E concludo con le parole dell’Autore, che trovate alle pagine 140-141, nel capitolo su Spinoza: “(…) proprio gli strumenti che per Nietzsche rendono la conoscenza antropomorfica e pertanto non valida, sono per Spinoza quelli che la rendono possibile e valida, come l’aria che è condizione, prima che ostacolo, del volo. Se Nietzsche avesse aggiunto a quei cinque punti (n.d.r., negazione del libero arbitrio, del finalismo, dell’ordinamento morale del mondo, dell’altruismo e del male) questo principalissimo della gnoseologia, che comporta gli stessi effetti in campo morale, avrebbe corretto il suo nichilismo, che ha seminato e semina danni, e ci avrebbe risparmiato l’affermazione per contrasto del vitalismo selvaggio, base di fascismo e nazismo, nonché il pensiero debole e, collateralmente, l’ipostasi, sempre per contrasto, dell’eternismo parmenideo. Ma Nietzsche non era libero, era solo l’antenna della crisi dell’epoca”.
Cedo subito la parola all’Autore che ringrazio in anticipo per l’offerta disponibilità anche a rispondere alle domande degli invitati, grazie.
Giovanni Bonomo, 3 novembre 2009
Alcune foto della serata: