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Buon lunedì Ladies!!!
Voglio raccontarvi una storia...una storia di violenza domestica Una storia come tante, una storia di ordinaria follia....Raccontata da una di Voi, che per privacy chiameremo Maria...Questo è il suo racconto ....
Definire che cosa sia la violenza domestica è facile. Raccontarne una storia meno.
Si forma un nodo in gola, ma le parole si fermano ancor prima. Deglutisco come per spingere via quel nodo.
Mordo le labbra per svegliarle. Strizzo gli occhi, mando la testa indietro e prendo un respiro per dar fiato ai ricordi.
E piano piano i brividi si lasciano scoprire ed inizio a raccontare. Un uomo che torna a casa dopo aver passato la giornata a raccogliere funghi insieme ai cugini e alla figlia di 5 anni.
La moglie incinta di tre mesi lo aspetta a casa in attesa di andare alle elezioni per votare il nuovo sindaco. Le tre, le quattro, le cinque….le ore passano quando la maniglia della porta cigola... eccoli finalmente a casa.
La bimba saluta la mamma mentre lui lentamente si avvicina. La puzza di tabacco che i suoi vestiti emanano e l’andamento ciondolante preavvisano già che per cena non si mangeranno funghi, ma botte.
Viscidamente accarezza i suoi capelli e le chiede di vestirsi per andare a votare. Andare a votare?! Con uno che manco si regge in piedi?! Per fare cosa, per far parlare la gente? No!!
Stranamente è tranquillo, solo uno schiaffo. Poi se ne va. Attimi di paura poi calma. Una calma subito dopo interrotta da un’ascia piantata ( per sbaglio ) nell’armadio.
Avrebbe dovuto beccarla subito quella stronza che dice no, no, no e sempre no. Basta ! No, a lui non si dice! Confusione, urla, altri colpi d’ascia a vuoto negli arredi di quella maledetta camera!
La suocera, sentendo quel trambusto, interviene, si ma a favore del figlio. Altre botte! Una bottiglia d’acqua buttata in faccia assieme a sputi e insulti.
Ora immaginate la scena : una donna incinta rannicchiata a terra con la testa sotto una sedia ( per proteggerla da altri colpi) presa a calci ovunque e una bambina che attacata ad un angolo invoca la mamma.
Una bambina che con il terrore di perdere la mamma scende dal letto, si avvicina al papà e cerca di tranquillizzarlo. Gli spiega che solo i matti fanno quelle cose e che lui non avrebbe dovuto farlo perchè non è matto, è il suo papà.
Parole chiave che una bambina conosce e ripete finchè il padre si rilassa e ride. Poi il suo alito fetente di alcol si china verso la piccola per dire : “Tesoro di papà alla mamma spacco la testa cosi e a te cosi”. Il “cosi” me lo ricordo bene, lo ha disegnato sulla mia nuca.
Mi ricordo anche che a quelle parole fetide ho addentato il suo polso finchè non ha mollato l’ascia, l’ho raccolta insieme agli altri coltelli che ho trovato in cucina e a piedi nudi sono corsa fuori per buttarli nel pollaio.
Per fortuna un amico che era nei paraggi (per via della votazione) ha sentito il baccano ed è intervenuto per placare gli ultimi attimi di quella maledetta lite.
Da quel momento mia madre decise di andare via. Io non ebbi piu un fratello se non anni dopo da un altro “papà”. E la mia vita ancora oggi è condizionata da quello che furono i postumi di una violenza domestica : una madre depressa piena di rabbia che picchia la figlia (che assomiglia a quell’uomo), la paura dei rumori improvvisi o forti, l’allergia al fumo e l’odio repulsivo verso quella puzza di alcol che rimane anche dopo un bicchiere di vino.
Se stai subendo qualsiasi genere di violenza fisica o psicologica, smettila di subire scrivi a My Social Respect