Ayurveda e crescita personale

Non aver paura dei cambiamenti...

Vi presento Vata

Il soffio del vento, l energia del movimento, questo è Vata, il re dei Dosha in Ayurveda. Rappresenta l aria, lo spazio, l etere.

Come abbiamo già detto ognuno di noi ha in sé tutti  gli elementi naturali che costituiscono la nostra Pakriti o costituzione. Questi elementi accoppiati tra loro danno origine ai Dosha. Avremo quindi il Dosha Kapha (terra e acqua), Vata (aria e etere) e Pitta (fuoco e acqua). Ognuno di noi ha in sé tutti e 3 i Dosha ma uno di essi risulterà dominante dalla nascita. È importante mantenerlo tale per non andare in disequilibrio. Il Dosha Vata viene chiamato il Re dei Dosha perché permette il nostro movimento non solo quello del camminare, del  muoversi ma anche quello interno al nostro organismo. Permette la respirazione, il battito del nostro cuore, la circolazione. Senza di lui tutto sarebbe fermo, immobile.
Le caratteristiche del tipo Vata sono: una corporatura spesso esile, la pelle tendente ad essere secca, labbra e capelli fini, occhi piccoli e scuri, articolazioni spesso flessibili ed è spesso una persona molto creativa e sognatrice.
Quando però Vata è in disequilibrio la pelle diventa troppo secca, le articolazioni diventano rigide, i sogni e la creatività lo portano troppo in alto dimenticando il contatto con la terra e quindi non riuscendo a realizzare nulla... Si perde nel vento, nell aria e ha bisogno di tornare con i piedi per terra.
Spesso avrà problemi al colon, alle articolazioni e di depressione.
Bene, quando ti riconosci in queste caratteristiche devi tornare alla terra, devi aumentare l acqua nel tuo corpo e mangiare cibi riscaldanti, evitare il vento, il freddo perché già ne hai troppo in eccesso. Quando cominci a sognare e a perderti concentrati con la tua mente sui tuoi piedi che toccano la terra, manda la tua energia verso il basso.
La leggerezza di Vata è speciale, bellissima. Vata vola con il vento ma l importante è che riesca a mantenere comunque un contatto con le sue radici. 



by Chiara Trezza