Founder Starter
PINK
Il gruppo
I Pink Floyd nascono a Londra nel 1965, quando Syd Barrett si unisce ad un gruppo musicale di studenti dell'Istituto Politecnico di Architettura della capitale britannica, per sostituire un cantante di nome Chris Dennis:[26] il gruppo si chiama The Tea Set e in esso figurano Nick Mason, Roger Waters, Richard Wright e Bob Klose.[27][28] Il gruppo riscuote un moderato successo, affermandosi come una delle più popolari formazioni dell'underground londinese alla fine degli anni sessanta.[29][30]
Quando i Tea Set scoprono che il loro nome è già stato usato da un altro gruppo, Barrett propone "The Pink Floyd Sound", unione dei nomi di due bluesman: Pink Anderson e Floyd "Dipper boy" Council, letti tra i crediti di un album di Piedmont blues.[27] La parola "Sound" viene presto rimossa, mentre l'articolo "The" resistette fino al 1970 e viene usato per identificare i lavori dell'era Barrett. I due album del 1969, More e Ummagumma, i primi del periodo post-Barrett, riportano la dicitura "Pink Floyd", ma tra i crediti si trova scritto "prodotto dai The Pink Floyd". Sul vinile di Atom Heart Mother, datato 1970, terzo album dopo l'uscita di Barrett, è scritto invece "The Pink Floyd" e sotto "prodotto dai Pink Floyd".[31] David Gilmour, tuttavia, continua ad utilizzare l'articolo fino al 1984.[
Bob Klose, data la sua attitudine prettamente blues che gli fa preferire le più conservatrici chitarre semi-acustiche rispetto alle Fender Stratocaster, nonché su pressioni del padre e dei tutor del Politecnico, abbandona il gruppo dopo aver registrato solamente un demo in acetato. Si tratta di una registrazione mai data alle stampe, Lucy Leave/I'm a King Bee, in cui il secondo brano è una cover di una famosa canzone di Slim Harpo.[32] La formazione vede ora Barrett alla voce e alla chitarra, Waters al basso, Wright alle tastiere e Mason alle percussioni. Syd comincia subito a scrivere canzoni, influenzato dalla corrente psichedelica che in quegli anni vive il periodo di massimo splendore, e le sue creazioni vengono riprodotte nei frequenti concerti presso l'UFO Club, il Marquee Club e la Roundhouse, locali simbolo della scena underground londinese.[33] Alla fine del 1966 il gruppo viene invitato a contribuire alla colonna sonora del documentario Tonite Let's All Make Love in London di Peter Whitehead, con i brani Interstellar Overdrive e Nick's Boogie, registrati nel 1967. Stralci di queste registrazioni si trovano nel film London '66-'67, uscito nel 2005, firmato dallo stesso regista.
Con l'aumentare della popolarità, nell'ottobre del 1966, il gruppo forma, assieme ai manager Peter Jenner e Andrew King,[28] la Blackhill Enterprises, una società finalizzata alla distribuzione dei singoli Arnold Layne/Candy and a Currant Bun nel marzo del 1967 e See Emily Play/The Scarecrow nel giugno dello stesso anno. Il primo brano raggiunge la posizione numero 20 nelle classifiche britanniche, mentre il secondo arriva alla numero 6,[28] fruttando al gruppo la prima apparizione in TV al programma Top of the Pops nel giugno del 1967.[29]
Il 5 agosto 1967 esce l'album di debutto The Piper at the Gates of Dawn, considerato il primo esempio di musica psichedelica britannica[34] e generalmente elogiato dalla critica. Il disco è stato infatti definito da alcuni critici come uno dei migliori album di debutto della storia del rock.[35] I brani dell'album, prevalentemente scritti da Barrett, sono caratterizzati da testi poetici, spesso influenzati dal folk, e spaziano da ardite sperimentazioni sonore come Interstellar Overdrive a stravaganze quali The Scarecrow.[36] Prodotto da Norman Smith, l'album si piazza alla sua uscita al sesto posto delle classifiche inglesi, anche se non riesce ad eguagliare tale risultato oltreoceano, dove raggiunge solamente la posizione 131.[37] Con questo lavoro i Floyd sono i primi a utilizzare dilatazioni e atmosfere di stampo fantascientifico, aprendo di fatto le porte alla stagione dello space rock.[38] Il gruppo sperimenta, sempre in questo periodo, i primi light show, coinvolgendo il pubblico con la proiezione di immagini, diapositive e l'impiego massiccio di un efficace impianto luci, che verrà nel tempo potenziato e perfezionato.[39]
Con l'avvento della popolarità, lo stress della vita on the road e l'abuso di droghe, in particolare LSD, cominciano a minare la salute mentale di Barrett[40] e nel gennaio del 1968 l'amico David Gilmour si unisce al gruppo per aiutarlo a suonare e cantare dal vivo.[41]
Il comportamento di Barrett diviene tuttavia presto insostenibile: sempre più frequentemente è estraniato e assente dalla realtà e, come testimoniano gli altri membri del gruppo, capita che nel bel mezzo di un concerto cominci a guardare nel vuoto o decida di scordare le corde della propria chitarra durante un'esibizione senza alcun motivo. Accade anche che non si presenti nemmeno al momento di esibirsi.[28][42] A lungo andare il gruppo smette di contare su di lui: l'ultimo concerto al quale prende parte si tiene il 20 gennaio 1968 a Hastings: viene escluso dal gruppo poco dopo.[43] Questo evento coincide anche con l'addio dei manager Jenner e King,[28] che decidono di restare con lui, pensando che il gruppo non sia in grado di proseguire senza. Al loro posto subentra Steve O'Rourke, che rimane con i Pink Floyd fino al 2003, anno della sua morte.[44] L'ultimo brano di Syd Barrett composto per i Pink Floyd compare nell'album A Saucerful of Secrets, con il titolo Jugband Blues.
Dopo aver registrato due album come solista nel 1970, The Madcap Laughs e Barrett, prodotti da Norman Smith, co-prodotti e saltuariamente suonati da Gilmour, Waters e Wright, Barrett si ritira nella sua città natale, Cambridge, dove conduce una vita tranquilla e appartata fino al giorno della sua morte, avvenuta il 7 luglio 2006.[15]