Appunti di cinema puntata terza, oggi parliamo del piccolo grande capolavoro di Matteo Rovere "Il primo re"
Assoluta perla rara nel panorama di cinema italiano, una opera che ha incassato assolutamente troppo poco al botteghino anche colpa di distribuzioni maldestre che lasciano spazio ai "Transformers" e altre baggianate americane che godono purtroppo del favore di tutti i multisala.
"Il primo re"
Una opera eccezionale. L' affresco di un tempo primordiale sporco di fango. Possiamo respirare la terra, l'acqua, le nebbie. Possiamo immergerci nel suo ambiente sovrumano, magico.
Una pellicola che nuota e si srotola come un serpente nel suo stesso liquido amniotico. Matteo Rovere non sbaglia un colpo ("Gli sfiorati", "Veloce come il vento") ed ha una regia illuminata nel farci viaggiare fra leggenda e realtà.
Dei e uomini, una religione primordiale, il culto del fuoco sacro con le Vestali attente al suo ardere eterno, le lotte sporche e selvagge, le paure ancestrali e le prove di coraggio... e loro... Romolo e Remo immersi in una realtà che diventa leggenda... o contrario come preferite. Rovere mescola le carte in uno splendido quanto cupo racconto.
Film che si avvicina, per potenza espressiva e per un climax brutale e selvaggio, opere ben più costose e blasonate quali "Valhalla rising" di Refn o "The revenant" di Inarritu.
Non parliamo del grosso lavoro svolto per il linguaggio (il film ha i sottotitoli), una sorte di proto-lingua latina che immagino quanto ha impegnato anche gli attori !!
Menzione alla fotografia di Ciprì ottenuta senza l'aggiunta di luci sintetiche ma solo luce naturale.
Assoluta perla rara nella cinematografia italiana.VOTO 10/10