Adriana Pulpo

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MALASSORBIMENTO E INTOLLERANZA AL LATTOSIO NON SONO NECESSARIAMENTE CORRELATI.

2019-07-25 12:53:28

Ti sei mai chiesto se sei un malassorbente al lattosio o se sei effettivamente intollerante al lattosio ? Non per forza esiste una correlazione tra malassorbimento e intolleranza al lattosio. In questo articolo ti spiegherò quel è quella sottile linee che differenzia queste due condizioni.


I livelli di lattasi sono misurabili già all'ottava settimana di gestazione e aumenta fino alla trentaquattresima settimana; i livelli di lattasi nell'intestino sono massimi alla nascita ma, dopo lo svezzamento, l'espressione dell'enzima subisce una graduale e progressiva riduzione nella maggior parte dei mammiferi e viene perso fino al 75-90% determinando ipolattasia primaria.  


Stando a quanto appena detto, tutti abbiamo una diminuzione dell'espressione della lattasi.  Quindi tutti siamo ipolattamici. 

Ma il malassorbimento del lattosio non è necessariamente collegato all'intolleranza. Vediamo perché. 


Il malassorbimento e l'intolleranza individuano una diversa espressione della patologia con un unico meccanismo patogenetico. Per malassorbimento si intende un'alterazione dei processi biologici implicati nella scissione e nell'assorbimento del lattosio con conseguente incapacità di trasportare lo zucchero dal lume intestinale verso il circolo ematico.
L'intolleranza, invece, prevede la comparsa dei sintomi e segni clinici, conseguente all'eccesso di zucchero (non scisso) nel lume intestinale.
Quindi non tutti quelli che hanno deficienza di lattasi sono necessariamente intolleranti.


L'ipolattesia più comune è quella secondaria la quale si verifica invece, quando un danno della mucosa del tenue provoca un temporaneo deficit di lattasi. Solitamente tutte le malattie che interessano il tratto gastro-intestinale come celiachia, morbo di Crohn, gastroenteriti, infezioni batteriche o virali, alcolismo cronico o trattamenti farmacologici inducono una transitoria perdita dell'enzima lattasi. Ovviamente è una condizione transitoria, in cui l'attività della lattasi si ripristina nel momento in cui cessa la malattia in questione. Ti faccio un esempio. Quante volte ci sentiamo dire o diciamo di non bere il latte o di non mangiare latticini quando si ha la diarrea. Di certo no perché il latte fa venire la diarrea, ma semplicemente perché l'attività dell'enzima lattasi è compromessa in questo particolare caso, quindi bere del latte provocherebbe un aumento della dissenteria. 

Fortunatamente è una condizione reversibile, per tanto cessata la gastroenterite, per esempio, si ripristina anche l'attività della lattasi. 


Ti svelo un'altra curiosità.
Nell'intestino ci sono migliaia e migliaia di fermenti lattici in grado di mantenere in maniera straordinariamente perfetta l'equilibrio di questo ecosistema. Tra questi fermenti lattici ci sono anche dei Batteri Lattici che hanno la capacità tramite la Lattasi Microbica di fermentare e metabolizzare il lattosio compensando in un certo modo il deficit enzimatico. Esiste, insomma, un "salvataggio colonico" in grado di farci digerire 12,5 grammi di lattosio.


QUALI SONO LE CONSEGUENZA DELL'INTOLLERANZA E I RISCHI ? 

L'intolleranza al lattosio, presunta o reale che sia, comporta da parte dei pazienti l'esclusione temporanea dalla dieta del latte e dei suoi derivati. Tale atteggiamento rappresenta un meccanismo quasi di difesa messo in atto dai pazienti per evitare quelle situazioni ahimè fastidiose a livello del tratto gastro-intestinali. Ciò comporta un aumento dei rischi di sviluppare carenze nutrizionali, infatti l'eliminazione del latte dalla dieta induce una carenza di calcio , giusto per fare un esempio; e una carenza di calcio ostacola un adeguata mineralizzazione delle ossa e favorisce una precoce comparsa di osteoporosi.  Con questo ci tengo a sottolineare l'importanza, prima, di capire realmente se si è intolleranti rivolgendosi ad un medico che sicuramente, in seguito alla descrizione dei vostri sintomi, vi suggerirà di eseguire un Breath-test. Se il test vi darà un esito positivo si valuterà poi il giusto approccio terapeutico. 


...approccio terapeutico per il paziente intollerante al lattosio 


Con opportune misure potrai benissimo evitare di eliminare completamente dalla tua alimentazione il latte e i suoi derivati, evitando di incorrere in deficit nutrizionali.




CONSIGLI UTILI 


  • nutrizionista qual è la tua dose tollerata in modo tale da poter suddividere in maniera frazionata la quantità di lattosio da assumere durante la giornata)
  • Piccole quantità di alimenti contenenti lattosio sono meglio tollerate se distribuite nell'arco della giornata e se consumati insieme ad altri alimenti
  • Non è necessario rinunciare ai formaggi stagionati come Parmigiano Reggiano, Grana, Provolone, Pecorino, Emmenthal, Groviera perché hanno un contenuto di lattosio inferiore allo 0,01% (percentuale richiesta dal Ministero della Salute  per identificare un prodotto lattiero-caseario naturalmente privo di lattosio)in seguito ai processi di fermentazione
  • Terapie sostitutive tramite l'assunzione di prodotti contenenti enzima lattasi.


Concludendo il malassorbimento di lattosio è una condizione ampiamente diffusa nel nostro Paese, ma molto meno frequente è la sindrome da intolleranza. Infatti le persone che eliminano dalla propria dieta latte e formaggi, erroneamente convinti che siano la causa dei loro disturbi intestinali, sono sicuramente maggiori rispetto a quelle persone che realmente hanno una intolleranza.  Rivolgersi al medico è sicuramente la decisione più saggia ed il test meglio tollerato perché economico e poco invasivo è il Breath-test il quale permetterà di confermare o di escludere la presenza di malassorbimento e di intolleranza.  


Una diagnosi accurata ti permetterà di alleviare i sintomi e di non inciampare in errori nutrizionali