THCB, la nuova scoperta Italiana

2020-01-18 19:08:43

Una scoperta tutta italiana fa nuova luce sulla composizione chimica della cannabis con una nuova serie di cannabinoidi, come il THCP, una sorta di THC potenziato dal punto di vista farmacologico, che possono cambiare completamente l’approccio della cannabis in medicina per come è stato fino ad oggi

E’ una scoperta tutta italiana che può rivoluzionare la cannabis in medicina a livello globale. E soprattutto è la dimostrazione che nel settore cannabis, anche nella ricerca scientifica, siamo tra i primi al mondo; il problema, a livello generale, è che venga adeguatamente finanziata. Ad ogni modo quella fatta dal gruppo di ricercatori guidati dal chimico Giuseppe Cannazza, che studia la cannabis relativamente da pochi anni e si sta affermando tra i più grandi esperti a livello mondiale, può essere una svolta epocale per lo studio della chimica della cannabis e le sue applicazioni farmacologiche. Lui che tempo fa ha dichiarato di essersi avvicinato alla cannabis dopo un pregiudizio iniziale, e che se ne è innamorato per la sua molteplicità di principi attivi e potenzialità terapeutiche e che è stato selezionato dall’OMS come esperto per la procedura di revisione della cannabis terminata poco tempo fa, che è sfociata con una richiesta da parte dell’organismo internazionale di riclassificarla, riconoscendone le proprietà mediche.

Il "THCP potenziato" che apre nuovi scenari

il THCP, dal punto di vista farmacologico, si è dimostrato 33 volte più attivo del THC, fino ad oggi considerato come l’unico cannabionide psicoattivo e che ha numerose proprietà terapeutiche. “E’ 33 volte più affine al recettore presente nel nostro corpo, il CB1, al quale si vanno a legare entrambi i cannabinoidi per scatenare la loro attività biologica. Pensiamo ad una sorta di caverna con una determinata forma: il THC entra in questa caverna, si adatta e si lega ad essa. Il THCP fa la stessa cosa ma ha una forma che si adatta 33 volte meglio rispetto al THC”.

Dopo aver fatto questa scoperta con gli esami sulle cellule, per verificare le potenzialità in vivo hanno fatto un test sui topi condotto dal gruppo di Napoli diretto dal professor Livio Luongo. Sono stati effettuati con concentrazioni simili e poi minori alle quali agisce il THC, per appurare che anche con dosaggi più bassi, continuasse a funzionare con la stessa attività. Per le future patologie per le quali si potrà utilizzare, “sembra che questa molecola sia una sorta di THC potenziato e quindi dovrebbe poter intervenire sulle stesse patologie del THC, che sono tante, ma in dosi minori". Per riassumere: il THCP è psicotropo, 33 volte più attivo del THC e funziona a dosi più basse.

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