Cannabis, sentenza storica della Cassazione

2020-01-01 10:54:39

Per la prima volta la Cassazione apre le porte dell'auto produzione per milioni di Italiani, desiderosi di un consumo responsabile, attento e sicuro .

La Suprema Corte ha deciso che “non sono riconducibili all'ambito di applicazione della norma penale le attività di coltivazione di minime dimensioni, svolte in forma domestica" per uso personale 

Coltivare in casa minime quantità di cannabis non sarà più un reato. Lo ha stabilito una sentenza storica delle sezioni unite penali della Cassazione, arrivata il 19 dicembre scorso. Per la prima volta, ha ricostruito AGI, si è deliberato che non costituiscono reato le attività di coltivazione che “per le rudimentali tecniche utilizzate, lo scarso numero di piante ed il modesto quantitativo di prodotto ricavabile appaiono destinate in via esclusiva all'uso personale del coltivatore". La Suprema Corte sostiene quindi la tesi per cui il bene giuridico della salute pubblica non viene in alcun modo pregiudicato o messo in pericolo dal singolo assuntore di marijuana che decide di coltivare per se qualche piantina. 

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La sentenza ci dice 

Le motivazioni della sentenza devono ancora arrivare, ma la pronuncia detta una linea unica che uniforma il trattamento per i coltivatori casalinghi. Rimane fermo il punto secondo cui "il reato di coltivazione di stupefacente è configurabile indipendentemente dalla quantità di principio attivo ricavabile nell'immediatezza, essendo sufficienti la conformità della pianta al tipo botanico previsto e la sua attitudine, anche per le modalità di coltivazione, a giungere a maturazione e a produrre sostanza stupefacente". La svolta arriva dove si legge che "devono però ritenersi escluse, in quanto non riconducibili all'ambito di applicazione della norma penale, le attività di coltivazione di minime dimensioni, svolte in forma domestica" per uso personale.

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